martedì 6 ottobre 2015

Non scindiamo celibato ecclesiastico e indissolubilità matrimoniale

di Piero Stefani

Nella Chiesa cattolica di rito latino il sacramento dell'ordine è legato al voto di castità. Capita a volte che il celibato sia non mantenuto. In alcuni casi avviene che la trasgressione sia normalizzata (si pensi, per esempio, alla riduzione allo stato laicale).
La vita quotidiana dei cosiddetti “preti sposati” è, per definizione, in aperto contrasto con i voti perpetui da loro stessi espressi in passato. Ma ciò, giustamente, non impedisce alla coppia di vivere in maniera riconciliata con la Chiesa e di accedere ai sacramenti.

Alessandra Costanzo in un suo libro appena uscito (Ferite da curare, Aracne editrice, Ariccia, 2015) fa opportunamente notare la discrasia che c'è tra questo modo di risolvere la questione e quello in vigore nel caso dei cosiddetti divorziati risposati.

In quest'ultima situazione, finora la violazione del patto iniziale è stata considerata dotata di una validità duratura e insanabile. In questo caso l'atto di aver infranto la norma è curabile solo restando fedeli al fallimento del matrimonio, vale a dire soltanto se si vive in uno stato di perenne castità.

Al presbitero che aveva emesso il voto di essere celibe è concesso di vivere una vita coniugale riconciliata, mentre a coloro che avevano compiuto la scelta matrimoniale è ora richiesto di vivere in castità.

Sarebbe un significativo arricchimento spirituale se il Sinodo trattasse il carisma del celibato proprio in concomitanza con una discussione riservata alla maniera assoluta di intendere l'indissolubilità del matrimonio.

In questo modo non solo l'orizzonte ecclesiale avrebbe avuto un respiro più ampio, ma si sarebbe anche andati al cuore di alcune specificità proprie della sola tradizione cattolica romana di rito latino.

1 commento:

  1. Ho paura che qui si confonda la promessa di celibato, che può essere facilmente dispensata, con il voto perpetuo di castità (che è moooolto più problematico). I preti secolari non fanno voti. Sono i religiosi, le religiose (frati, monaci, suore insomma) che fanno i voti. E la questione della "dispensa" dal voto perpetuo di castità, oggi dilagante, è un grave problema che si fa finta di non vedere. E solo il Papa, si dice, può dispensare da questo voto!

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