venerdì 9 ottobre 2015

Quarta Congregazione generale

IV Congregazione generale
Appello del santo padre per la pace in Medio Oriente e in Africa
e omelia di sua beatitudine Louis Raphaël I Sako
Questa mattina, alle 9, con il canto dell’Ora terza, si è aperta nell’Aula del Sinodo in Vaticano la IV Congregazione generale della XIV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi. Dopo l'appello del santo padre per riconciliazione e della pace in Medio Oriente e in Africa, i padri hanno ascoltato l'omelia tenuta da sua beatitudine Louis Raphaël I Sako, Patriarca di Babilonia dei Caldei, Capo del Sinodo della Chiesa Caldea


Parole del Santo Padre

Cari Padri sinodali, cari fratelli e sorelle,
nel riprendere questa mattina i lavori della Congregazione generale vorrei invitarvi a dedicare la preghiera dell’Ora terza all’intenzione della riconciliazione e della pace in Medio Oriente. Siamo dolorosamente colpiti e seguiamo con profonda preoccupazione quanto sta avvenendo in Siria, in Iraq, a Gerusalemme e in Cisgiordania, dove assistiamo ad una escalation della violenza che coinvolge civili innocenti e continua ad alimentare una crisi umanitaria di enormi proporzioni.
La guerra porta distruzione e moltiplica le sofferenze delle popolazioni. Speranza e progresso vengono solo da scelte di pace. Uniamoci, dunque, in una intensa e fiduciosa preghiera al Signore, una preghiera che intende essere al tempo stesso espressione di vicinanza ai fratelli Patriarchi e Vescovi qui presenti, che provengono da quelle regioni, ai loro sacerdoti e fedeli, come pure a tutti coloro che la abitano.

Nello stesso tempo rivolgo, insieme al Sinodo, un accorato appello alla comunità internazionale, perché trovi il modo di aiutare efficacemente le parti interessate, ad allargare i propri orizzonti al di là degli interessi immediati e ad usare gli strumenti del diritto internazionale, della diplomazia, per risolvere i conflitti in corso.

Desidero infine che estendiamo la nostra preghiera anche a quelle zone del continente africano che stanno vivendo analoghe situazioni di conflitto. Per tutti interceda Maria, Regina della pace e amorosa Madre dei suoi figli.


Omelia di S.B. Louis Raphaël I Sako

Rom 1:16 “Infatti non mi vergogno del vangelo; perché esso è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede; del Giudeo prima e poi del Greco; Rom 1:17 poiché in esso la giustizia di Dio è rivelata da fede a fede, com'è scritto: «Il giusto per fede vivrà»”.

Questo testo è una vera sintesi del Vangelo e del cammino di un pastore. Paolo coltiva da lungo tempo il desiderio di visitare la comunità cristiana di Roma, essere presente in mezzo a loro per dare loro il Vangelo. E' una missione che coinvolge tutta la sua vita, tutto il suo cuore e pensiero, non può essere una carriera. Vivere la fede in comunione dà conforto “mediante la fede che abbiamo in comune”.

Paolo è un apostolo che si sente inviato da Dio. Per lui il Vangelo è un atto di culto, e quindi pregare, essere in comunione con Dio, amare, obbedire, e vivere e testimoniare la gioia dell’annuncio del vangelo nel quotidiano; perciò non si vergogna del Vangelo. Quindi non subordina il suo annuncio ad opportunità umane o rispetto ipocrita, ma ritiene il Vangelo un dono di portata incalcolabile che rivela la giustizia e la grazia di Dio. La fede è la condizione di base per essere giustificati e resi figli di Dio, poiché è la fede che dà senso alla vita: “Il giusto per fede vivrà”.
La fede non è un fatto statico, o una speculazione, ma è una visione interiore, un rapporto mistico profondo, vissuto nei dettagli della difficile vita quotidiana. La fede come l’amore è un impegno e deve crescere Giorno dopo giorno nel lungo cammino della vita: da fede a fede.

Come riconciliare amore e giustizia. Se l’amore non supera la giustizia il Vangelo si svuota.
Bisogna sentire l’esperienza degli cristiani iracheni che in una notte hanno lasciato tutto per rimanere fedeli alla loro fede.

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