domenica 4 ottobre 2015

Ruini: La presenza di voci diverse è naturale

a cura di Paolo Rodari*

CITTÀ DEL VATICANO - "È profondamente sbagliato presentare come in contrapposizione le sensibilità diverse presenti al Sinodo sulla famiglia. Le diversità esistono ma sono arricchenti, e sono convinto che i padri sinodali troveranno soluzioni comuni ai problemi più delicati riguardanti la famiglia e le sue ferite. In questo senso non vi sono due Chiese, ma una sola Chiesa che vive di voci eterogenee".Cardinale vicario della diocesi di Roma dal 1991 al 2008, presidente della la Conferenza episcopale italiana per sedici anni, attualmente presidente del comitato scientifico della Fondazione Joseph Ratzinger, il cardinale Camillo Ruini parla con fiducia dei prossimi mesi cruciali per la Chiesa. E, a margine della presentazione a Roma del libro di Marcello Pera "Diritti umani e cristianesimo", dipinge l'immagine di un'assise sinodale distante dalle note caricature mediatiche.

- Che vi siano sensibilità diverse all'interno della Chiesa è secondo lei un fattore fisiologico?
"Direi che la presenza di voci diverse è naturale. Del resto, queste voci ci sono state al Concilio Vaticano II, tutti le ricordiamo. E ci sono state anche quando non c'erano né Sinodo né Concilio".

- Sensibilità diverse non è sinonimo di contrapposizione?
"Assolutamente no. Non è in atto alcuna contrapposizione per la quale non si possa trovare una linea alla fine comune. E poi c'è sempre il ruolo del santo padre che è il punto di riferimento per tutti indipendentemente dalle opinioni personali che possiamo avere ".

- A lui tutti i vescovi guardano?
"Certo. Tutti guardiamo a lui e lo seguiamo nel cammino che ci indica".

- Eppure sulla comunione ai divorziati risposati nel Sinodo ci sono visioni davvero divergenti. Per alcuni è possibile concedere l'eucaristia in alcuni casi dopo un periodo di penitenza. Lei insieme ad altri dieci cardinali ha invece scritto un libro che su questo punto non concede aperture. Perché?
"Abbiamo scritto semplicemente quello che riteniamo giusto, ma ciò non significa che in campo non vi possano essere altre opinioni di segno opposto ".

- Una via penitenziale - ci sono anche teologi che in un convegno internazionale che ha avuto luogo nei mesi scorsi in Vaticano hanno parlato di "via discretionis" - la ritiene impraticabile?
"Nel caso dei divorziati risposati non si tratta di una condizione personale ma di una condizione oggettiva, per cui ritengo che una via penitenziale non possa esserci. Del resto l'ha detto il papa recentemente: il matrimonio-sacramento è indissolubile anche per la Chiesa. E questo significa che nemmeno la Chiesa può scioglierlo. E, quindi, se uno ha contratto validamente il matrimonio-sacramento, quel matrimonio rimane. È tutto molto semplice".

- Francesco ha portato un nuovo stile nella Chiesa. La Chiesa italiana secondo lei fatica a seguire questa nuova strada oppure no?
"Francesco ha portato certamente qualcosa di nuovo e questo qualcosa è molto importante e anche molto significativo. C'è, dunque, un processo nella Chiesa italiana di adeguamento alle novità che lui sta mettendo in essere giorno dopo giorno. È un processo anche di reciproca conoscenza e comunione fra la Chiesa italiana e il papa e il papa e vescovi del paese.

Ma non dobbiamo dimenticare che la novità che sta portando il papa è un qualcosa di grande come il recente viaggio negli Stati Uniti ha dimostrato. E noi tutti, nessuno escluso, vogliamo fare nostra questa novità ".

* Pubblicato, assieme all'intervista al card. W. Kasper da Repubblica 1.10.2015.

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