venerdì 9 ottobre 2015

Senza le donne, la Chiesa è a metà

a cura di Maria Elisabetta Gandolfi

Incontro mons. Claude Rault, vescovo di Laghouat - Ghardaia (Algeria), che è in Italia per un ciclo di presentazioni  del volume Il deserto è la mia cattedrale, pubblicato da EMI. Un colloquio fraterno, libero e a tutto campo che prossimamente diventerà un'intervista sulle pagine de Il Regno. Anticipo qui la parte dedicata al Sinodo con un forte richiamo - simile a quello fatto dal vescovo canadese Durocher - al ruolo della donna nella Chiesa (M.E. G.).
- Siamo in tempo di Sinodo sulla famiglia. Qual è la situazione in Algeria?
"Anche in Algeria la famiglia è la cellula fondamentale della società. E se il paese non è andato alla deriva negli anni Novanta, gli anni neri del terrorismo, è stato grazie alla famiglia, in particolare grazie alle madri.
Spesso i padri non c’erano. All’interno di una stessa famiglia qualcuno stava con i “ribelli”, qualcuno con l’esercito, qualcuno col Partito liberale… Solo grazie alle madri si è potuta mantenere la coesione famigliare ed evitare che i legami si spezzassero. La famiglia, in particolare quella allargata, nonostante le sue difficoltà e ambiguità, può garantire coesione e solidarietà. Oggi, tramontato il terrorismo, c'è la disoccupazione: se qualcuno non lavora, viene e mangia alla grande tavola della famiglia allargata.
E' vero però che soprattutto nel Nord del paese, l'enfasi posta sulla famiglia unicellulare sta portando disgregazione; nel Sud è un po’ diverso. In Algeria i matrimoni sono tanti quanti i divorzi; molti convivono e non si sposano o si sposano e dopo poco si separano: anche da noi la famiglia è in crisi. Ci sono naturalmente anche matrimoni riusciti. Tuttavia siamo in piena evoluzione".

- Quali riflessioni porta la Chiesa algerina al Sinodo? 
"L’Algeria è rappresentata da mons. Vesco, vescovo di Orano, che è avvocato e conosce bene sia il diritto civile sia il diritto canonico. Ha scritto un libretto Tout amour véritable est indissoluble
 (trad. it. Ogni vero amore è indissolubile, Queriniana; ndr). Egli da un lato afferma l’indissolubilità del matrimonio che, contratto secondo le disposizioni ecclesiastiche, è un sacramento indissolubile, e dall’altro – e questa è la novità della sua posizione – che è necessario introdurre all’interno del diritto la misericordia. Essa non interviene successivamente per aggiustare ciò che si è spezzato. Pertanto una persona che si sposa e poi divorzia o subisce un divorzio può essere riaccolta nella comunione a partire da certe condizioni. (...)
La sua argomentazione fa inoltre riferimento alla prassi delle Chiese orientali dove di fatto vi è una reintroduzione alla comunione ecclesiale a partire da certe condizioni, anche se il primo matrimonio continua a essere considerato indissolubile. Penso che possa essere un grande avanzamento nella riflessione e nell’accoglienza dei divorziati risposati".

- Quindi questa problematica discussa al Sinodo unisce tutte le Chiese...
"Sì, tuttavia occorre dire chiaramente che la concezione di famiglia in Europa e in Africa è molto diversa a motivo di profonde differenze culturali. Per questo spero che le conferenze episcopali abbiano una maggior possibilità di regolare esse stesse le questioni del matrimonio in funzione della società in cui si trovano. Ad esempio, la questione della poligamia si pone per lo più in Africa. E il Sinodo non deve dare una risposta a tutto; deve delegare alle conferenze episcopali continentali e regionali il potere di decidere".

- Che cosa pensa della questione del ruolo della donna nella Chiesa?
"Fintanto che la donna nella Chiesa non avrà accesso ai luoghi nei quali si prendono le decisioni, la Chiesa sarà solo a metà. Ritengo molto importante il fatto d'avere nel mio consiglio diocesano tre donne oltre a noi tre uomini: questa collaborazione e complementarietà è molto fruttuosa quando si tratta di prendere le decisioni che il mio ministero episcopale richiede.
La mia “segretaria” non è “la mia segretaria” ma un aiuto, una persona che mi assiste nel lavoro e sono contento che si senta libera di darmi consigli, sostenermi e anche contraddirmi in quello che faccio e scrivo.
Occorre trovare i modi e i tempi giusti: per esempio non sono tanto favorevole che si apra il sacerdozio alle donne, perché si tratterebbe di una "concessione" fatta nel un momento in cui il sacerdozio è in crisi.
Tuttavia se la Chiesa non trova il modo d’inserire le donne nei processi decisionali essa si priva di una fonte molto ricca di vitalità e creatività".

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