lunedì 2 novembre 2015

Addenda 1 - Omelia di mons. Vokál

XVI Congregazione generale
Omelia del Vescovo mons. Jan Vokál
durante la preghiera dell’Ora terza, 23.10.2015

La XVI Congregazione generale 
(23 ottobre 2015) del Sinodo ordinario sulla famiglia si è aperta con la preghiera di Ora terza, durante la quale ha tenuto un'omelia s.e. mons. Jan Vokál, vescovo di Hradec Králové (Repubblica Ceca).

«Ecco colui che forma i monti e crea i venti, che manifesta all’uomo qual è il suo pensiero, che fa l’alba e le tenebre e cammina sulle alture della terra, Signore, Dio degli eserciti è il suo nome» (Amos 4,13).

Ogni tanto abbiamo bisogno di fermarci, di alzare gli occhi al cielo, e ricordarci che non siamo noi i padroni del mondo e della vita. Abbiamo bisogno di contemplare il cielo, le montagne, il mare; di sentire la forza del vento, la voce delle grandi acque... Come amava fare san Giovanni Paolo II, di cui proprio ieri ricorreva la memoria liturgica. Abbiamo bisogno di sentirci piccoli - come in realtà siamo -, nel grande universo che Dio ha creato e continua a creare e vivificare, in ogni istante.
Vivere sempre più in mezzo a cose artificiali, fatte da noi, pian piano muta la nostra percezione della realtà e di noi stessi. Senza accorgercene dimentichiamo dove siamo e chi siamo; perdiamo il senso della nostra vera dimensione: a volte ci sentiamo onnipotenti, mentre non lo siamo; a volte ci sentiamo impotenti, mentre non lo siamo.
Come ci ricorda il profeta Amos, siamo come un filo d’erba, è vero, ma il nostro cuore è capace di infinito. Siamo “quasi nulla”, è vero, ma possiamo domandare “perché?”, e sentire dentro di noi un legame misterioso, a volte doloroso, con Colui che ha creato il mondo, il sole, la luna, le stelle... (cf. Sal 8).

Tra tutte le creature - che, a modo loro, sono più umili e obbedienti di noi al Creatore - noi umani siamo gli unici a riconoscere, e a volte a sentire, che questa onnipotenza di Dio, questa sua incomprensibile grandezza, è tutta e solo amore, e amore misericordioso, tenero, compassionevole, come quello di una madre per i suoi figli piccoli e fragili. Siamo gli unici a intuire che tutta la creazione geme e soffre come per le doglie di un parto (cf. Rm 8,22).

San Giovanni Paolo II ci ha lasciato in eredità la profezia che questo è il tempo della misericordia. Ha intitolato alla Divina Misericordia la II Domenica di Pasqua, ed è spirato proprio alla vigilia di questa domenica. Continui Egli ad intercedere per noi, perché diventiamo sempre più misericordiosi, come è misericordioso il nostro Padre celeste (cf. Lc 6, 36).

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