lunedì 14 marzo 2016

Sessualità incompresa


di L'Osservatore romano*

L'Osservatore romano riprende nell'edizione del 12 marzo ampi stralci della quarta predica tenuta da p. Raniero Cantalamessa l'11 marzo durante gli esercizi spirituali per la quaresima a cui ha partecipato ad Ariccia anche papa Francesco. In particolare il noto predicatore cappuccino si è soffermato sul tema della sessualità come "prima scuola di religione". Tema generale degli esercizi era “Il Concilio Vaticano II, 50 anni dopo. Una rivisitazione dal punto di vista spirituale" 
(red.).

Dobbiamo recuperare «l’originario progetto di Dio» sul rapporto tra uomo e donna. «Uno dei torti più grandi che facciamo a Dio», infatti, è di aver reso tutto ciò che riguarda l’amore e la sessualità «un ambito saturo di malizia» dove «Dio non deve entrare», quasi fosse «di troppo». Secondo questa visione, è come se fosse «Satana, e non Dio» il creatore dei sessi e «lo specialista dell’amore». Nella quarta predica di quaresima, tenuta venerdì 11 marzo nella cappella Redemptoris Mater, padre Raniero Cantalamessa, prendendo in esame la costituzione pastorale Gaudium et spes, ha centrato la riflessione su matrimonio, sessualità e famiglia.

Analizzando i testi biblici della creazione, il religioso ha innanzitutto sottolineato come i due racconti che si ritrovano nella Genesi concorrano a una visione complessiva del progetto divino in quanto evidenziano l’uno «il fine procreativo», e l’altro il «fattore unitivo» tra uomo e donna. Riguardo alla «distinzione dei sessi», il cappuccino ha anche attinto a una affascinante spiegazione letteraria, quella di Paul Claudel: «L’uomo è un essere orgoglioso, e non c’era altro modo di fargli comprendere il prossimo che quello di farglielo entrare nella carne».

Cioè, ha chiosato il predicatore della Casa pontificia, «aprirsi all’altro sesso è il primo passo per aprirsi all’altro che è il prossimo, fino all’altro che è Dio». Il matrimonio, quindi, «nasce nel segno dell’umiltà; è riconoscimento di dipendenza e quindi della propria condizione di creatura». E «innamorarsi di una donna o di un uomo è fare il più radicale atto di umiltà». Perciò se, come pensava Schleiermacher, l’essenza della religione consiste nel sentimento di dipendenza di fronte a Dio, possiamo concludere che «la sessualità umana è la prima scuola di religione».

Un tale progetto, caratterizzato dalla pari dignità di uomo e donna, è stato ferito dal peccato e, come si legge sempre nella Bibbia, stravolto dalle scelte del popolo di Dio: così, ha illustrato il cappuccino, «il matrimonio da fine diventa mezzo», ovvero «struttura d’autorità di tipo patriarcale, destinata principalmente alla perpetuazione del clan», e la donna, da «compagna», appare sempre più «subordinata all’uomo».

Richiami alla bellezza originaria del progetto, ha sottolineato padre Cantalamessa, si ritrovano chiari nei profeti e nel Cantico dei Cantici: «Assumendo l’unione dell’uomo e della donna come simbolo dell’alleanza tra Dio e il suo popolo, di riflesso, essi rimettevano in primo piano i valori dell’amore mutuo, della fedeltà e dell’indissolubilità che caratterizzano l’atteggiamento di Dio verso Israele». Finché è lo stesso Gesù ad affermare «che c’è un intervento diretto di Dio in ogni unione matrimoniale»: a elevare, cioè, il «matrimonio a “sacramento”, cioè a segno di un’azione di Dio».

Riportando il tutto a «cosa l’insegnamento biblico dice a noi oggi», il predicatore ha invitato a considerare la moderna contestazione del progetto biblico su sessualità, matrimonio e famiglia con l’atteggiamento caratterizzato da un dialogo «che non esclude neppure l’autocritica». Così, ad esempio, le critiche portate sin dall’illuminismo e dal romanticismo al matrimonio tradizionale visto «esclusivamente nei suoi “fini” oggettivi: la prole, la società, la Chiesa, e troppo poco in se stesso, nel suo valore soggettivo e interpersonale», vanno considerate come qualcosa che va proprio «nel senso originario della Bibbia».

Tanto che, ha sottolineato padre Cantalamessa, «il Vaticano II ha recepito questa istanza quando ha riconosciuto come bene ugualmente primario del matrimonio il mutuo amore tra i coniugi». E, ha aggiunto, nell’enciclica Deus caritas est Benedetto XVI «è andato oltre, scrivendo cose profonde e nuove a proposito dell’eros nel matrimonio e negli stessi rapporti tra Dio e l’uomo».

Un’altra istanza, purtroppo «disattesa lungo i secoli», è quella relativa alla «pari dignità della donna nel matrimonio». Il recupero del progetto originario divino, ha detto il cappuccino, ci consente anche di fronteggiare nel migliore dei modi le «proposte folli» della cosiddetta gender revolution.

Non meno importante, ha aggiunto, è il compito di riscoprire l’ideale biblico del matrimonio e della famiglia, proponendolo al mondo «con i fatti, più che con le parole». Si potrà così testimoniare concretamente cosa significa essere creati maschio e femmina «a immagine di Dio». Dio, infatti, «è amore e l’amore esige comunione». Perciò «due persone che si amano riproducono qualcosa di ciò che avviene nella Trinità».
L’inappagamento e le deviazioni di certi comportamenti sessuali derivano proprio dal discostamento da questa realtà e dalla trasformazione dell’atto sessuale in «gesto fine a se stesso» e non più vissuto come «dono reciproco».

L’ultimo consiglio dato da padre Cantalamessa ha riguardato il fatto che «consacrati e sposati» possono aiutarsi, «edificarsi a vicenda». Gli sposati, infatti, sono richiamati dai consacrati «al primato di Dio e di ciò che non passa», ma anche questi ultimi hanno qualcosa da imparare dagli sposati: «la generosità, la dimenticanza di sé, il servizio alla vita e, spesso, una certa “umanità” che viene dal duro contatto con le realtà dell’esistenza».

* edizione del 12 marzo 2016.

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