venerdì 8 aprile 2016

La letizia dell'amore. Come orientarsi in una vasta biblioteca

di Maria Elisabetta Gandolfi

Rimandando i commenti strutturati a una lettura maggiormente ragionata, ecco alcune impressioni a caldo sulla corposissima postsinodale Amoris laetitia.
Se volevo trovare una definizione sintetica, la lettura nottetempo del testo me ne ha fornita subito una: una biblioteca. Ci sono almeno 4 testi l'uno dentro l'altro.


1) Una lettura scorrevole e interessante della Bibbia (specialmente, ma non solo, il capitolo I): popolata di famiglie e delle loro crisi.

2) Un piccolo trattato sull'amore (capitolo IV). Un testo utile e completo, dal tono estremamente chiaro, che commenta l'Inno alla carità di san Paolo. Un cammino passo passo che ogni catechista che opera nella preparazione matrimoniale troverà estremamente utile.

3) Un capitolo (VII) è dedicato all'educazione dei figli, tema utile per i gruppi famiglie formati da giovani famiglie che hanno già dei figli o che stanno per affacciarsi al compito genitoriale.

4) e infine il capitolo VIII, quello che fa sintesi del lavoro del biennio sinodale. Non si portano qui sostanziali novità che non siano già in nuce nelle due Relatio Synodi del 2014 e del 2015. Discernimento, responsabilità personale, accompagnamento, valorizzazione della coscienza nonché sua opportuna formazione ("siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle", n. 37) sono qui riprese anche alla luce dell'Anno speciale della misericordia.
Due paletti:
Il Primo: "In nessun modo la Chiesa deve rinunciare a proporre l'ideale pieno del matrimonio". "Tiepidezza (...) relativismo o un eccessivo rispetto al momento di proporlo, sarebbero una mancanza di fedeltà al Vangelo (307).
Il Secondo: "Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione". Ma occorre essere "attenti al bene che lo Spirito sparge in mezzo alla fragilità" (243). Anche perché si rischierebbe di porre in discussione l'onnipotenza di Dio, che comprende costitutivamente anche la misericordia (311).
Nessuna "ricetta", la complessità è costitutiva della vita pastorale della Chiesa. C'è materia per fare "autocritica", abbiamo dimenticato la grazia in favore della dottrina (n. 36).

Qualche osservazione, invece, trasversalmente al testo:
1) Sulle citazioni: si ritrovano testi delle diverse Conferenze episcopali: d'altra parte al n. 3 si dice che "non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali devono essere risolte con interventi del magistero. (...) Inoltre in ogni paese o regione si possono cercare soluzioni più inculturate, attente alle tradizioni e alle sfide locali".
2) Sulle citazioni "laiche": si trovano O. Paz, E. Fromm, M.L. King, M. Benedetti, e "Il pranzo di Babette"...
3) Sul gender (nn. 56 e 287) nessuna semplificazione: nell'opera creata da Dio c'è il maschile e il femminile, come "elementi biologici che è impossibile ignorare. Però è anche vero che il maschile e il femminile non sono qualcosa di rigido".
3) Tante parole sono dedicate alla sessualità: almeno 10 sono i passi in cui ci si sofferma (ampiamente nel c. IV) sul tema: riprendendo Paolo VI, molto Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Centrale nella vita matrimoniale, nella formazione di giovani, nella vita di relazione in generale.

Un ottimo segno. Ora non resta che far conoscere e gustare il testo.






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