sabato 16 aprile 2016

Una nuova via

di Martin M. Lintner*

Eccolo, il tanto atteso scritto post-sinodale di papa Francesco su matrimonio e famiglia: Amoris laetitia – La gioia dell’amore: sull’amore nella famiglia. Papa Francesco intende rappresentare l’amore coniugale e familiare in tutte le sue dimensioni - dall’amore sensuale ed erotico fino all’amore dei genitori per i propri figli - come fonte di gioia e di umanità, come esperienza profondamente umana che arricchisce e rende bella la vita.
Subito dopo la sua pubblicazione non è possibile, e sarebbe anche irresponsabile in questo, contesto volerne rendere conto in modo esaustivo. Si riporteranno quindi alcune e poche impressioni che scaturiscono da una prima lettura.

Novità e continuità
Papa Francesco segue interamente la linea di entrambi i Sinodi dei vescovi 2014 e 2015 e ne cita ampiamente i rispettivi documenti finali. Egli prende sul serio il cammino sinodale: ha ascoltato con attenzione la discussione dei vescovi e ciò che essi gli hanno suggerito alla fine.

Allo stesso modo, il papa evidenzia che anche il Sinodo ha prestato attenzione a quanto riferito ai vescovi dai fedeli cosicché «a partire dalle riflessioni sinodali non rimane uno stereotipo della famiglia ideale, bensì un interpellante mosaico formato da tante realtà diverse, piene di gioie, drammi e sogni» (n. 57). Partendo da questo pensiero – e l'approccio pastorale caratterizza l’intero scritto – è suo desiderio esprimere una parola di speranza e incoraggiare le persone (n. 57).
Il papa non si semplifica certo il compito: da una parte egli non dubita in alcun modo della dottrina della Chiesa che vede ancorata al Vangelo; dall’altra non teme di andare incontro alle persone che vivono forme di convivenza e di famiglia che non corrispondono alle norme ecclesiastiche. Egli rifiuta così sia un atteggiamento rigoristico che intenda soltanto applicare delle leggi morali e condannare le persone, sia la decisione superficiale di dire che va tutto bene.

Esprime la sua comprensione per «coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione» (n. 308); ma al contempo, però, afferma che questo argomento non può essere un pretesto per non andare incontro alle persone che vivono forme di convivenza e di famiglia che non corrispondono alle norme ecclesiastiche oppure che sono fallite. Esorta a un atteggiamento di comprensione, di pietà e di misericordia, ma evidenzia che la misericordia è «la pienezza della giustizia e la manifestazione più luminosa della verità di Dio» (n. 311).

L’esigenza di verità non può essere così una scusa per non avere, in alcune situazioni, un atteggiamento comprensivo e misericordioso nei confronti di tali persone. Piuttosto parla di «primato dell’amore» secondo il Vangelo e si rammarica del fatto che «a volte ci costa molto dare spazio nella pastorale all’amore incondizionato di Dio» (n. 311).

La coscienza
Nell’intero scritto si pone particolarmente l’attenzione sulla coscienza, anche in senso autocritico: «Stentiamo (…) a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (n. 37); affermazioni molto significative riprese e approfondite in passaggi fondamentali.
Il papa esprime la sua fiducia nella competenza dei fedeli in merito alla coscienza e persevera con tenacia nel compito di una formazione della coscienza. In modo particolare, nel capitolo in cui si affrontano i comportamenti nei confronti di situazioni familiari difficili, Francesco evidenzia come anche qui sia interpellata la coscienza delle persone interessate, cui si richiede dunque di divenire consapevoli della propria situazione davanti a Dio (vedi n. 300).

Discernimento dei singoli casi e accompagnamento spirituale
Anche quando, a livello oggettivo, una situazione non corrisponda alle norme ecclesiastiche, è necessario differenziare attentamente verificando se si tratti di una situazione di peccato oppure se il grado di responsabilità personale della persona interessata – e quindi la gravità del peccato – non possa essere attenuato (vedi n. 300).
In questo contesto, dunque, papa Francesco nell’affrontare questo tipo di situazioni – nella prospettiva del magistero romano – imbocca una nuova via pastorale e teologico-morale. Nei passaggi 296-312 egli offre una criteriologia per differenziare le diverse situazioni e accompagnare le persone interessate in modo pastorale e anche spirituale, soprattutto i divorziati che vivono una nuova unione.

L’attenzione posta sull’accompagnamento spirituale è degna di nota. Francesco scrive che «due logiche […] percorrono tutta la storia della Chiesa: emarginare e reintegrare» (n. 296), per poi far propria la seconda forma: «La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale, perché non soltanto sappiano che appartengono al Corpo di Cristo che è la Chiesa, ma ne possano avere una gioiosa e feconda esperienza» (n. 299).

Irregolari?
In merito a questo passaggio è utile fare un’ulteriore annotazione: può sorprendere infatti che il papa parli nuovamente di situazioni «irregolari», a differenza del documento conclusivo del Sinodo 2015; in effetti, però, egli parla sempre delle «cosiddette» situazioni irregolari.

Allo stesso modo nell’intero documento si rende evidente che anche le situazioni «regolari» non sono perfette soltanto perché corrispondono alla norma. Questo pensiero del «bianco o nero» è lontano da quello che sostiene il papa, vale a dire il cammino e la crescita nel matrimonio. Pertanto egli si rammarica ad esempio del fatto che «abbiamo difficoltà a presentare il matrimonio più come un cammino dinamico di crescita e realizzazione che come un peso da sopportare per tutta la vita» (n. 37).
Per questo il papa desidera incoraggiare tutti, a prescindere dalla situazione in cui stanno vivendo, ad affrontare le sfide e a crescere insieme: «Non potremo incoraggiare un cammino di fedeltà e di reciproca donazione se non stimoliamo la crescita, il consolidamento e l’approfondimento dell’amore coniugale e familiare» (n. 89).
E' bello parlare di famiglia
Papa Francesco si è impegnato a non ripetere pensieri che già conosciamo ma a parlare con un tangibile coinvolgimento personale e con un nuovo linguaggio. Dal modo con cui si esprime si coglie bene la sua gioia nel parlare di amore nel matrimonio e nella famiglia e come egli desideri trasmettere questa sua gioia.

Si comprende anche che egli sa a chi si sta rivolgendo: a persone cioè che nel loro quotidiano affrontano diverse sfide e problemi. Egli desidera raggiungerle, essere loro vicino, vuole accompagnarle e integrarle sempre più nella comunità della Chiesa.

Le parole chiave, che caratterizzano il nuovo stile pastorale, sono perciò «differenziare», «accompagnare» e soprattutto «integrare», compito che con questo scritto il papa vuole affidare alla Chiesa e che sicuramente segnerà il processo della sua ricezione.

* Pubblicato da Moralia (il blog dell'Associazione teologica italiana per lo studio della morale (ATISM) il 14.4.2016.

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