domenica 20 novembre 2016

Amoris laetitia, occasione per un nuovo discorso cristiano sull'eros?

di Andrea Volpe*

Amoris laetitia (AL) ha messo in evidenza quella che probabilmente potrebbe rivelarsi una nuova sfida educativa per il mondo cristiano connessa alla valorizzazione della «passione erotica», nelle sue diverse forme espressive letterarie, come risorsa inalienabile e positiva dell’esistenza umana.


La parola «eros» è presente in Amoris laetitia n. 147 2 volte, l’aggettivo «erotica» 3 volte nei nn. 120, 150 e 152, il sostantivo «erotismo» 3 volte, 2 volte nel n. 151 e 1 volta nel n. 157: in totale sono 8 le ricorrenze delle varianti lessicali del campo semantico derivate dal concetto di “eros”.
Di seguito si riporta l’analisi di queste 8 varianti lessicali seguendo la progressione espositiva di Amoris laetitia.

La prima ricorrenza si trova al n. 120 in forma aggettivale, in appendice al commento dell’inno paolino alla carità di 1Cor 13,4-7, dove, seguendo Tommaso d’Aquino, viene definita così la «carità coniugale»: «È “un’unione affettiva”, spirituale e oblativa, che però raccoglie in sé la tenerezza dell’amicizia e la passione erotica, benché sia in grado di sussistere anche quando i sentimenti e la passione si indebolissero» (Regno-doc. 5,2016,154). Quindi nell’amore sponsale entra a pieno titolo, assieme e oltre all’affettività, alla spiritualità, all’oblatività e alla tenerezza, la «passione erotica», che così non viene più ritenuta demoniaca, ma una componente essenziale della unione coniugale.

La seconda e la terza ricorrenza, nella forma verbale «eros», si trovano al n. 147, dove viene riportata e fatta propria da papa Francesco la riflessione di Benedetto XVI di Deus caritas est (nn. 3 e 4b): «Benedetto XVI ha raccolto questo interrogativo con grande chiarezza: “La Chiesa con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?”.
Ma egli rispondeva che, seppure non sono mancati nel cristianesimo esagerazioni o ascetismi deviati, l’insegnamento ufficiale della Chiesa, fedele alle Scritture, non ha rifiutato “l’eros come tale, ma ha dichiarato guerra al suo stravolgimento distruttore, poiché la falsa divinizzazione dell’eros (...) lo priva della sua dignità, lo disumanizza”» (Regno-doc. 5,2016,159). Qui Francesco riprende la riflessione di Benedetto XVI che già nel 2005 riscopriva quanto l’amore (agape, caritas) necessitasse di essere integrato dall’eros e con l’eros, rifiutando così le precedenti distinzioni:“Nel dibattito filosofico e teologico queste distinzioni spesso sono state radicalizzate fino al punto di porle tra loro in contrapposizione: tipicamente cristiano sarebbe l'amore discendente, oblativo, l'agape appunto; la cultura non cristiana, invece, […] sarebbe caratterizzata dall'amore ascendente, bramoso e possessivo, cioè dall'eros. Se si volesse portare all'estremo questa antitesi, l'essenza del cristianesimo risulterebbe disarticolata dalle fondamentali relazioni vitali dell'esistere umano e costituirebbe un mondo a sé, da ritenere forse ammirevole, ma decisamente tagliato fuori dal complesso dell'esistenza umana. In realtà eros e agape — amore ascendente e amore discendente — non si lasciano mai separare completamente l'uno dall'altro. Quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano la giusta unità nell'unica realtà dell'amore, tanto più si realizza la vera natura dell'amore in genere. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto bramoso, ascendente — fascinazione per la grande promessa di felicità — nell'avvicinarsi poi all'altro si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre di più la felicità dell'altro, si preoccuperà sempre di più di lui, si donerà e desidererà «esserci per» l'altro. Così il momento dell'agape si inserisce in esso; altrimenti l'eros decade e perde anche la sua stessa natura” (Deus caritas est, n. 7b). 

La quarta ricorrenza è al n. 150: «La dimensione erotica dell’amore. Tutto questo ci porta a parlare della vita sessuale dei coniugi. Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso per le sue creature. Quando la si coltiva e si evita che manchi di controllo, è per impedire che si verifichi “l’impoverimento di un valore autentico”. San Giovanni Paolo II ha respinto l’idea che l’insegnamento della Chiesa porti a “una negazione del valore del sesso umano” o che semplicemente lo tolleri “per la necessità stessa della procreazione”. Il bisogno sessuale degli sposi non è oggetto di disprezzo e “non si tratta in alcun modo di mettere in questione quel bisogno”». Qui, seguendo Giovanni Paolo II, Francesco conferma che la passione erotica non può essere messa in discussione, arrivando a indicarla come «bisogno»! (…) (Regno-doc. 5,2016,159).

Qui, seguendo Giovanni Paolo II, Francesco conferma che la passione erotica non può essere messa in discussione, arrivando ad indicarla come “bisogno”!

La quinta e la sesta ricorrenza sono in Amoris laetitia, n. 151:
“L’erotismo appare come manifestazione specificamente umana della sessualità. In esso si può ritrovare «il significato sponsale del corpo e l’autentica dignità del dono». Nelle sue catechesi sulla teologia del corpo umano, san Giovanni Paolo II ha insegnato che la corporeità sessuata «è non soltanto sorgente di fecondità e di procreazione», ma possiede «la capacità di esprimere l’amore: quell’amore appunto nel quale l’uomo-persona diventa dono». L’erotismo più sano, sebbene sia unito a una ricerca di piacere, presuppone lo stupore, e perciò può umanizzare gli impulsi”.
Per Francesco quindi l’erotismo è una “manifestazione specificatamente umana della sessualità” e a sostegno di questo porta le tesi di Giovanni Paolo II espresse nelle sue Catechesi sulla “teologia del corpo” del 16 gennaio e 12 novembre del 1980.

La settima ricorrenza è in AL 152 e si presenta come la logica conclusione del percorso sull’eros: 
“Pertanto, in nessun modo possiamo intendere la dimensione erotica dell’amore come un male permesso o come un peso da sopportare per il bene della famiglia, bensì come dono di Dio che abbellisce l’incontro tra gli sposi”.

L’ottava ed ultima ricorrenza in Amoris laetitia, n. 157 è una sorta di apologia finale dell’erotismo, dove carezze, abbracci, baci e rapporti sessuali sono doni da accogliere con gratitudine:
“Tuttavia, il rifiuto delle distorsioni della sessualità e dell’erotismo non dovrebbe mai condurci a disprezzarli o a trascurarli. L’ideale del matrimonio non si può configurare solo come una donazione generosa e sacrificata, dove ciascuno rinuncia ad ogni necessità personale e si preoccupa soltanto di fare il bene dell’altro senza alcuna soddisfazione. Ricordiamo che un vero amore sa anche ricevere dall’altro, è capace di accettarsi come vulnerabile e bisognoso, non rinuncia ad accogliere con sincera e felice gratitudine le espressioni corporali dell’amore nella carezza, nell’abbraccio, nel bacio e nell’unione sessuale”.

Appare evidente che una nuova sfida educativa intraecclesiale è stata avviata dal recente magistero pontificio e che anche problematiche gravi, come quelle della denatalità, non possono essere affrontate con la repressione della sessualità, ma con la sua corretta valutazione, anche nei suoi intrinseci aspetti erotici, consapevoli che sesso, sensualità, erotismo e procreatività appartengono all’essere umano, che è composto di corpo ed anima: «L'uomo diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si ritrovano in intima unità; la sfida dell’eros può dirsi veramente superata, quando questa unificazione è riuscita. Se l’uomo ambisce di essere solamente spirito e vuol rifiutare la carne come una eredità soltanto animalesca, allora spirito e corpo perdono la loro dignità» (Deus caritas est, n. 5b; EV 23/1547).

* Apparsa in ampi stralci su Il Regno-attualità 18,2016,574.

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