martedì 22 novembre 2016

Il papa: Amoris laetitia? non è o bianco o nero

Nella lunga intervista concessa a Stefania Falasca e pubblicata venerdì 18 su Avvenire, oltre ai temi del giubileo e dell'ecumenismo, il papa ha toccato anche quello di "certe repliche" all'esortazione apostolica postsinodale Amoris laetitia. Riportiamo i due passaggi in cui si parla del tema.

(a cura di) Stefania Falasca

- Padre, cos'ha significato per lei quest'anno di misericordia?

"Chi scopre di essere molto amato comincia a uscire dalla solitudine cattiva, dalla separazione che porta a odiare gli altri e se stessi. Spero che tante persone abbiano scoperto di essere molto amate da Gesù e si siano lasciate abbracciare da Lui. La misericordia è il nome di Dio ed è anche la sua debolezza, il suo punto debole. La sua misericordia lo porta sempre al perdono, a dimenticarsi dei nostri peccati.
A me piace pensare che l'Onnipotente ha una cattiva memoria. Una volta che ti perdona, si dimentica. Perché è felice di perdonare. Per me questo basta. Come per la donna adultera del Vangelo 'che ha molto amato'. 'Perché lui ha molto amato'. Tutto il cristianesimo è qui.

- Ma è stato un Giubileo sui generis, con tanti gesti emblematici…
"Gesù non domanda grandi gesti, ma solo l'abbandono e la riconoscenza. Santa Teresa di Lisieux, che è dottore della Chiesa, nella sua 'piccola via' verso Dio indica l'abbandono del bambino, che si addormenta senza riserve tra le braccia di suo padre e ricorda che la carità non può rimanere chiusa nel fondo. Amore di Dio e amore del prossimo sono due amori inseparabili".
(...)
- Quindi il Giubileo è stato anche il Giubileo del Concilio, hic et nunc, dove il tempo della sua ricezione e il tempo del perdono coincidono… 
"Fare l'esperienza vissuta del perdono che abbraccia l'intera famiglia umana è la grazia che il ministero apostolico annuncia. La Chiesa esiste solo come strumento per comunicare agli uomini il disegno misericordioso di Dio. Al Concilio la Chiesa ha sentito la responsabilità di essere nel mondo come segno vivo dell'amore del Padre.
Con la Lumen gentium è risalita alle sorgenti della sua natura, al Vangelo. Questo sposta l'asse della concezione cristiana da un certo legalismo, che può essere ideologico, alla Persona di Dio che si è fatto misericordia nell'incarnazione del Figlio.
Alcuni - pensa a certe repliche ad Amoris laetitia - continuano a non comprendere, o bianco o nero, anche se è nel flusso della vita che si deve discernere. Il Concilio ci ha detto questo, gli storici però dicono che un Concilio, per essere assorbito bene dal corpo della Chiesa, ha bisogno di un secolo… Siamo a metà. 

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