lunedì 27 marzo 2017

Card. Farrell: non è Amoris laetitia a mettere in crisi la famiglia

a cura di Dario Menor*


Riprendiamo qui il testo dell'intervista che la rivista Vida Nueva ha effettuato al card. Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, tradotta dal blog de Il Sismografo e pubblicata il 20 marzo scorso (ndr).

1. Lei ha detto che Amoris laetitia è la base del suo lavoro nel dicastero. Come la sta sviluppando come guida da seguire?


A un anno dalla sua uscita (19 marzo), è opinione comune che Amoris laetitia, il documento del magistero più atteso degli ultimi anni, anche per le grandi aspettative cresciute intorno ai due sinodi sulla famiglia, è ancora quanto mai attuale in quanto oggetto di riflessione e dibattito all'interno della Chiesa, ma resta soprattutto un compito pastorale per tutta la comunità cristiana, una proposta e un appello a cui rispondere con l’impegno ad ogni livello, dalla parrocchia alle diocesi, alle associazioni.

Naturalmente il nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita la considera parte integrante del mandato ricevuto dal papa con la lettera apostolica Sedula mater del 15 agosto scorso con la quale è stato istituito e con lo Statuto del 4 giugno che lo ha preceduto e che ne stabilisce competenze, compiti, articolazioni, scopi e attività di studio e di servizio pastorale. Tutto questo entra, primariamente, nelle grandi iniziative che vedono protagonista il Dicastero, come il prossimo IX Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Dublino dal 22 al 26 agosto 2018 sul tema “Il Vangelo della famiglia, gioia per il mondo”. Già nel titolo si nota l’assonanza con la “gioia dell’amore”.

E’ ancora il tema della gioia, infine, a ricollegarsi con l’altra esortazione di papa Francesco, Evangelii gaudium, sulla gioia del vangelo da comunicare nel mondo contemporaneo. In questo senso Amoris laetitia è l’annuncio della gioia del vangelo alla famiglia, luogo privilegiato dell’amore: “La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche il giubilo della Chiesa”. 
Proprio nei giorni scorsi, papa Francesco, incontrando i vescovi del Cile in visita ad limina, ha ribadito come il capitolo fondamentale è il IV, vero e proprio manifesto dell’amore matrimoniale.

2. Capisce tutte le polemiche nate delle diverse interpretazioni sulla questione della comunione per i divorziati risposati? Cosa si può dire alle persone, anche cardinali, che pensano che ci sia in pericolo l'indissolubilità del matrimonio?

Il grande dibattito attorno ad Amoris laetitia è segno e conseguenza di quanto dicevo prima in merito all’attesa di questo documento per via dei suoi contenuti. Più che polemiche accademiche su questioni specifiche – e certamente importanti nella misura in cui riguardano la dottrina – o letture ermeneutiche che ne approfondiscono e ne arricchiscono la comprensione, conta ricordare quanto diceva già san Giovanni XXIII riguardo al Concilio che aveva indetto: “Non è il Vangelo che cambia, siamo noi che lo capiamo sempre meglio”; così, parafrasando, dovremmo dire che non è cambiato il significato del matrimonio cristiano (e l’annuncio della sua bellezza da parte della Chiesa), ma devono cambiare - nel senso di accrescimento e approfondimento - la pastorale, la cura, l’attenzione della Chiesa nei confronti delle famiglie, soprattutto verso quelle più bisognose di aiuto, sostegno e accompagnamento.

Questa è la vera rivoluzione. Non è Amoris laetitia a mettere in crisi la famiglia; è la crisi della famiglia che mette in moto la Chiesa. Quanto all’indissolubilità del matrimonio non credo proprio che sia in pericolo a causa di Amoris laetitia, tutt’altro: ne parla ben 11 volte. Costata con rincrescimento che “Non si avverte più con chiarezza che solo l’unione esclusiva e indissolubile tra un uomo e una donna svolge una funzione sociale piena, essendo un impegno stabile e rendendo possibile la fecondità”.

Sottolinea che “Gesù, riferendosi al disegno primigenio sulla coppia umana, riafferma l’unione indissolubile tra l’uomo e la donna” e che “L’indissolubilità del matrimonio (“Quello dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi”: Mt 19,6), non è innanzitutto da intendere come “giogo” imposto agli uomini, bensì come un “dono” fatto alle persone unite in matrimonio”.

Aggiunge che “la Chiesa guarda alle famiglie che restano fedeli agli insegnamenti del Vangelo, ringraziandole e incoraggiandole per la testimonianza che offrono. Grazie ad esse, infatti, è resa credibile la bellezza del matrimonio indissolubile e fedele per sempre”. Con parole appassionate papa Francesco a Santiago de Cuba il 2 settembre 2015, disse che le famiglie “non sono un problema, sono principalmente un'opportunità”.

Questa intuizione è essenziale per portare avanti la svolta nella pastorale familiare, anche nel senso di un’azione ricca di quella misericordia che è parte della stessa ragione interna all’esortazione. Questo è un compito ancora da svolgere; il papa ha aperto la via ricordando alcune delle principali sfide pastorali: “La pastorale prematrimoniale e la pastorale matrimoniale devono essere prima di tutto una pastorale del vincolo, dove si apportino elementi che aiutino sia a maturare l’amore sia a superare i momenti duri. Questi apporti non sono unicamente convinzioni dottrinali, e nemmeno possono ridursi alle preziose risorse spirituali che sempre offre la Chiesa, ma devono essere anche percorsi pratici, consigli ben incarnati, strategie prese dall’esperienza, orientamenti psicologici. Tutto ciò configura una pedagogia dell’amore che non può ignorare la sensibilità attuale dei giovani, per poterli mobilitare interiormente”.

3. Ad agosto del 2018 ci sarà il IX Incontro mondiale delle famiglie. Sarà il primo incontro dopo Amoris laetitia. Pensa che in quel momento il testo sarà assimilato da tutti? Come si sta preparando questo incontro?

In vista del 9° Incontro mondiale delle famiglie in programma nella capitale irlandese dal 22 al 26 agosto 2018 sul tema scelto da papa Francesco “Il Vangelo della famiglia: gioia per il mondo”, insieme ad alcuni collaboratori del Dicastero, ho incontrato già tre volte la delegazione dell’arcidiocesi di Dublino, guidata dall'arcivescovo Martin. Sono stati esaminati diversi aspetti della preparazione, fino al segno della firma di un accordo secondo il quale entrambe le istituzioni si impegnano a collaborare, ciascuna secondo le proprie peculiarità, all’organizzazione di un evento internazionale.

Sono costituiti tre gruppi di lavoro: per l’elaborazione delle catechesi preparatorie; per la programmazione del Congresso teologico pastorale e il per l’organizzazione della “Festa delle famiglie” alla presenza (auspicata) del santo padre. Questa festa intende declinare il tema “Il Vangelo della famiglia, gioia per il mondo”, nella forma di un evento di comunicazione sia live che mass-mediale, con testimonianze di famiglie dal mondo, performance artistiche, frammenti letterari, sottolineature grafiche ed altri elementi funzionali alla narrazione dei contenuti. Infine, è già previsto un incontro dei responsabili della pastorale familiare delle diverse conferenze episcopali, nel giugno prossimo a Dublino.

La famiglia, il mondo, la Chiesa, la Croce e la Trinità: sono gli elementi che compongono il logo dell’Incontro di Dublino (http://www.worldmeeting2018.ie/), “sono rappresentati in diverse età e ruoli mentre camminano insieme nella comunione e nell’amore, aiutandosi l’un l’altro”. Dietro, la mappa del mondo, “la casa comune di tutte le famiglie”, che da ogni continente sono invitate a partecipare all’evento internazionale. La croce e il semicerchio che fanno da cornice richiamano il logo dell’arcidiocesi di Dublino e “rappresentano l’amore di Dio, che scorre dalla croce per abbracciare e sostenere tutte le famiglie del mondo, senza escludere nessuno: coppie, anziani, singoli, vedove, consacrati, clero, bambini, tutti sono importanti membri delle famiglie e tutti sono invitati a partecipare all’Incontro”.

Siamo in attesa (a fine marzo la pubblicazione) della lettera del papa che indicendo e convocando ufficialmente l’Incontro darà anche ulteriori e più precise indicazioni e contenuti su come il Vangelo continua a essere gioia per il mondo di oggi e come le famiglie possano vivere e testimoniare questa buona notizia che mostra come la misericordia sia al cuore di Dio. Il compito di declinare l’insegnamento di Amoris laetitia è affidato dal papa proprio al nostro Dicastero.

4. Quale sono i suoi piani per il nuovo dicastero dopo questi primi mesi nell'ufficio?

I piani del lavoro sono di natura molteplice: dalla logistica (lavori per permettere la riunificazione dei due precedenti Consigli, attualmente collocati su due piani diversi dello stesso edificio), al personale (dalla nomina degli altri superiori al personale da ridistribuire secondo le tre sezioni del nuovo Dicastero) ai contenuti che devono sviluppare e attuare le linee guida indicate dallo Statuto che dichiara, fin da subito, come “La Chiesa, madre premurosa, ha sempre, lungo i secoli, avuto cura e riguardo per i laici, la famiglia e la vita”. Da questa affermazione il nome del motu proprio che istituisce il Dicastero: Sedula mater.

Se non esistono più i due organismi precedenti, tuttavia le competenze e le funzioni finora appartenuti al Pontificio consiglio per i laici e al Pontificio consiglio per la famiglia sono stati trasferiti al nuovo Dicastero lo scorso 1° settembre. Il lavoro è grande e richiede tempo, anche per non disperdere tutto il bene che ci è stato consegnato e che riguardano la promozione della vita e dell’apostolato dei fedeli laici, la cura pastorale della famiglia e della sua missione, la tutela e il sostegno della vita umana.

I precedenti Consigli erano nati nel 1981 la famiglia (con il motu proprio Familia a Deo instituta il 13 maggio 1981, giorno dell’attentato in piazza san Pietro, sostituendo il Comitato per la famiglia creato da Paolo VI nel 1973), quello dei laici nel 1967 con Paolo VI.

Mi auguro che quanto prima, includendo la nomina di membri e consultori (tra i quali fedeli laici, uomini e donne, celibi e coniugati, impegnati nei diversi campi di attività e provenienti dalle diverse parti del mondo) il Dicastero possa manifestare appieno il carattere universale della Chiesa.

5. Com'è cambiato il lavoro delle diverse aree (laici, famiglia, vita) adesso che sono tutti in un unico dicastero? È difficile l'unificazione?

L’unificazione, per i motivi che ho detto prima, deve essere portata a compimento; in particolare deve essere costituita la sezione sulla vita, anche se attualmente è seguita comunque dagli officiali. Quello che deve ulteriormente imprimersi in ogni area è la linea-guida della riforma di tutti i dicasteri, ossia la spinta missionaria e la sinodalità, nel senso che dove non c’è bisogno di una centralizzazione le Chiese locali sono importanti (secondo le indicazioni date da papa Francesco nella lettera al cardinale Ouellet nel marzo scorso.
Questo aspetto lo stiamo sperimentando con soddisfazione nelle prime visite ad limina dei vescovi di diversi Paesi (Irlanda, c opti cattolici, Laos e Cambogia, ex Iugoslavia, Costa Rica, Cile).

6. Il 14 febbraio è stato firmato il Memorando per la GMG di Panama. Come si stanno svolgendo i preparativi?

La preparazione di Panama è iniziata già a Cracovia, durante l’ultima Giornata, quando il nostro ufficio giovani ha iniziato ad avere rapporti con l’arcivescovo di Panama e i suoi collaboratori. Altri incontri sono seguiti a novembre a Roma per una prima riunione ufficiale, poi a dicembre ho fatto un sopralluogo a Panama con alcuni miei collaboratori. E’ stata la bella occasione per visitare i possibili luoghi dove si svolgeranno le celebrazioni e conoscere la realtà del Paese e della Chiesa locale; anche nei giorni scorsi c’è stato un altro incontro a Roma nel quale ci hanno informato che già è stata trovata la sede del Comitato e sono già nominati quasi tutti i principali responsabili dei vari settori. A breve saranno annunciati anche il Logo e l’Inno della Giornata (il concorso finisce in questi giorni).

Ad aprile a Roma ci sarà l’incontro internazionale con i responsabili di pastorale giovanile e i giovani delle conferenze di tutto il mondo e anche i rappresentanti dei movimenti e delle associazioni internazionali. L’incontro, di più giorni, sarà occasione per una valutazione sulla giornata di Cracovia e di preparazione di quella di Panama; inoltre, poiché è coinvolta anche la Segreteria del Sinodo dei vescovi, sarà anche occasione di toccare i temi relativi al prossimo Sinodo sui giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Nella domenica delle palme i giovani polacchi consegneranno i simboli della Giornata (la croce, l’icona di Maria Salus populi romani) ai giovani panamensi, continuando la tradizione della staffetta. Tra qualche mese, infine, inizia un pellegrinaggio di questi simboli per tutto il centro america.

7. Questa volta la GMG ci sarà a gennaio. Come faranno per partecipare tutti i giovani che in quelle date non sono in vacanza?

Sì, è una bella sfida, perché per la GMG di Panama, chiede ai giovani europei – sempre numerosi nella partecipazione – di varcare l’Oceano in inverno, dal 22 al 27 gennaio 2019. Tuttavia, sono fiducioso; non dobbiamo sottovalutare la capacità dei giovani a trovare le opportunità per partecipare. I motivi della scelta di questa data sono diversi. E’ il periodo in cui il clima permette lo svolgimento di un evento come la GMG, oltre a essere tempo di vacanze nel Centro e nel Sud America. Quando la GMG si tiene in agosto, per i giovani dell’emisfero meridionale non è facile partecipare; l’altro fatto è che proprio la più affollata delle GMG, quella di Manila del 1995, si svolse proprio a gennaio.

Sempre sul rapporto di reciprocità, ricordo anche che a Cracovia, nonostante la situazione di crisi, erano presenti ben diecimila ragazzi brasiliani. Per questo abbiamo piena fiducia nelle capacità dei giovani di trovare il modo per partecipare all’appuntamento di Panama. Nella sfida della data dovrà entrare anche l’inventiva delle varie conferenze. So, ad esempio, che negli USA ci si sta consultando in merito alla possibilità di adattare il calendario delle elezioni e degli esami nelle scuole cattoliche in modo da favorire la partecipazione dei giovani nord americani. Non so se lo faranno o 6 no, ma ci provano; è un esempio. Anche in altri Paesi il calendario scolastico non è unico per tutto il paese: Poi, ripeto, ad agosto i giovani latino americani sono in pieno periodo scolastico e anche loro si son dovuti organizzare per le Giornate in Europa.

8. Pensa che i giovani si sentano a volte dimenticati dalla Chiesa al di là di questi incontri?

Direi proprio di no. Da decenni c’è grande impegno della Chiesa verso le nuove generazioni: conferenze, diocesi, parrocchie, movimenti, fanno tanto (a volte non si conosce la capillarità di questa presenza e azione). Per quanto riguarda le iniziative promosse dalla Santa Sede e poi diffuse nel mondo (oltre tante a livello locale), ricordo che la GMG di Panama è la n. 34 in termini assoluti, mentre sarà la quattordicesima a livello internazionale; vuol dire che la maggior parte delle giornate dei giovani si tiene a livello diocesano. Ogni anno il papa lancia un messaggio irradiato in tutto il mondo. E’ il testo del papa che ha maggiori traduzioni sul sito vaticano (una quindicina!) a dimostrazione del grande interesse e premura per i giovani.

Ma dai giovani vengono anche risposte. Molte vocazioni di speciale consacrazione fioriscono proprio nella pastorale giovanile. Negli USA grazie ai social si creano numerosi contatti fra ex partecipanti alle GMG fino a fare raduni nazionali (che diventano, ormai, incontri di famiglie!). E’ del 2014 una ricerca che ha dichiarato come il 25% delle vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata (per non dire dei matrimoni cattolici) attingono al grande campo seminato dalle giornate mondiali dei giovani.

9. L'anno prossimo sarà il 50° anniversario della pubblicazione dell’enciclica Humanae vitae. Pensa che quel testo avrebbe bisogno di un aggiornamento? In quali punti? Farà qualcosa il suo Dicastero per celebrare questo anniversario?

Al momento non so ancora se ci saranno iniziative celebrative di questo 50°. Posso intanto dire che Amoris laetitia, presentando la vocazione alla famiglia secondo il Vangelo così come è stata recepita dalla Chiesa nel tempo, soprattutto sul tema della indissolubilità, della sacramentalità del matrimonio, della trasmissione della vita e della educazione dei figli, cita ampiamente la Gaudium et spes del Vaticano II, la Humanae vitae di Paolo VI (4 volte nel testo e 2 nelle Note), la Familiaris consortio di Giovanni Paolo II.

La pubblicazione dell’Humanae vitae, per chi lo ricorda, fu un momento particolarmente difficile e contrastato, ma indubbiamente fa ormai parte dell’unico cammino dottrinale e sapienziale della Chiesa sul mistero della vita umana, così come la teologia del corpo di Giovanni Paolo II (della quale poco si è parlato durante i due Sinodi) poi è stata ampiamente citata da papa Francesco nella sua esortazione.

E’ nell’Amoris laetitia che si trova riaffermata con delicatezza e con fermezza, l’Humanae vitae come luce necessaria dell'amore coniugale. L’enciclica Humanae vitae fu osteggiata e spesso mal compresa, perché spesso ridotta al problema della pillola trascurando l’insegnamento principale: inseparabilità dell’aspetto unitivo e di quello procreativo dell’unione coniugale.

Dentro questa verità c’è una visione dell’uomo, un’antropologia umanista, nel senso di una visione dell’uomo come persona aperta alla trascendenza, contro tutte le falsificazioni subite dalla più significativa delle realtà interpersonali, l’amore fra marito e moglie, l’amore familiare. Falsificazioni e riduzioni di cui è piena la cultura europea e nord-occidentale. L’Humanae vitae, come Amoris laetitia, parlano soprattutto del tema dell’amore; ognuna a modo e scopo proprio, sono grandi insegnamenti sull’amore, che dobbiamo mettere alla base della pastorale familiare, ma anche di quella giovanile, in vista dell’educazione all’amore prima ancora che della preparazione al matrimonio.

10. Molta gente è preoccupata per l'arrivo di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti. Anche lei lo è? Ha parlato papa Francesco con lei di questo argomento? Pensa che ci sarà un incontro fra il presidente e il pontefice nei prossimi mesi?

Non è mio compito dare giudizi politici, tantomeno esprimermi sulla persona del presidente degli USA. Ritengo saggia la risposta di papa Francesco che si riserva di esprimersi sui fatti concreti: “Si vedrà. Vedremo ciò che farà e in base a quello valuteremo. Sempre basandoci su fatti concreti. Il cristianesimo o è concreto o non è cristianesimo”. Anche il cardinale Parolin recentemente, a chi gli chiedeva se c’era preoccupazione nella Santa Sede per i populismi in Europa e per quanto sta accadendo negli Stati Uniti ha detto “Direi di sì, c’è preoccupazione”.

Come sì vede, il discorso è più largo, non si riferisce solo agli USA e al presidente Trump. La Chiesa di suo richiama sempre i principi di solidarietà, che devono essere alla base di ogni convivenza. Le chiusure non sono mai un buon segno, per nessuno e in nessun luogo, proprio perché nascono dalla paura. E la paura genera mostri. Non so nulla su un possibile incontro fra il presidente USA e il pontefice.

* Pubblicato da Vida nueva, n. 3.027, 11.3.2017.

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