venerdì 24 marzo 2017

Rinnovare la pastorale familiare

di Episcopato tedesco

     Il documento dei vescovi tedeschi «La gioia dell’amore che si vive nelle famiglie è anche la gioia della Chiesa». Invito a una pastorale matrimoniale e familiare rinnovata alla luce dell’Amoris laetitia è stato adottato dal Consiglio permanente della Conferenza episco-pale tedesca il 23 gennaio 2017 a Würzburg. Pubblichiamo qui una parte del testo: la versione integrale è stata tradotta e pubblicata in Regno-doc. 5, 2017, 152 (ndr).
Nonostante tutta la buona volontà dei coniugi e tutta la preparazione al matrimonio, accade che le relazioni si spezzino. Le persone si ritrovano davanti ai cocci di un progetto di vita fondato su una relazione di coppia.
Soffrono per il fallimento e per il non poter vivere il loro ideale di un amore e di una relazione per tutta la vita. Ai dubbi personali spesso si aggiungono preoccupazioni economiche. Particolarmente colpiti sono i figli di un rapporto spezzato. In questa emergenza, è compito della Chiesa accompagnare e sostenere le persone. Questo servizio è assunto in molti casi dai consultori ecclesiali e dai singoli operatori pastorali. Nella pastorale di tutti i giorni però è ancora più necessario avere orecchie aperte e cuore grande, in modo che sia possibile «motivare l’apertura alla grazia» (n. 37; Regno-doc. 5,2016,136).
     Così vogliamo affrontare anche la questione dell’atteggiamento da parte della Chiesa con le persone che si sono risposate civilmente dopo un divorzio e si ritrovano escluse dal ricevere il sacramento della penitenza e dell’eucaristia. L’indissolubilità del matrimonio è parte essenziale della fede della Chiesa. L’Amoris laetitia non lascia dubbi sulla necessità di differenziare lo sguardo sulle singole situazioni di vita delle persone. «Pertanto, sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione» (n. 296; Regno-doc. 5,2016,191). L’Amoris laetitia pone i tre aspetti dell’accompagnare, discernere, integrare come principi guida centrali, partendo dalla constatazione di base: «Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è la logica del Vangelo!» (n. 297; Regno-doc. 5,2016,192).
     In situazioni di vita che spesso sono già percepite come logoranti e gravose, le persone coinvolte dovrebbero poter sperimentare che la loro Chiesa non li abbandona. Nel rapporto con i divorziati risposati deve essere chiaro che essi appartengono alla Chiesa, che Dio non li priva del suo amore e che sono chiamati a vivere l’amore di Dio e del prossimo e ad essere testimoni autentici di Gesù Cristo. Il santo padre sottolinea con chiarezza l’aspetto dell’accompagnamento, quando dice: «Essi non solo non devono sentirsi scomunicati, ma possono vivere e maturare come membra vive della Chiesa, sentendola come una madre che li accoglie sempre, si prende cura di loro con affetto e li incoraggia nel cammino della vita e del Vangelo» (n. 299; Regno-doc. 5,2016,192).
     Ciò che il papa, in questo contesto, intende con discernere diventa chiaro quando nell’Amoris laetitia afferma: «La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. Per questo non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivano in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (n. 301; Regno-doc. 5,2016,193). L’Amoris laetitia su questo punto non offre alcuna regola generale e non consente automatismi nel senso di una generale ammissione ai sacramenti di tutti i divorziati civilmente risposati. L’Amoris laetitia non minimizza la grave colpa di cui si macchiano molte persone in queste situazioni di rottura e fallimento delle relazioni coniugali, e neppure il problema che un nuovo matrimonio civile è in evidente contraddizione con i segni visibili del matrimonio sacramentale, anche se la persona in questione è stata abbandonata e non ha colpa. Tuttavia l’Amoris laetitia non resta ferma sull’esclusione categorica e irreversibile dai sacramenti.
     La nota 336 (in riferimento al n. 300) indica chiaramente che il discernimento, che «può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave», dovrebbe portare a conseguenze differenziate anche nell’ambito della disciplina sacramentale. La nota 351 (in riferimento al n. 305) sottolinea inoltre che anche in una situazione che oggettivamente è irregolare, ma dal punto di vista soggettivo non è colpevole o almeno non pienamente, «si può vivere in grazia di Dio, si può amare e uno può anche crescere nella vita di grazia e di amore» (n. 305; Regno-doc. 5,2016,194), quando si ottiene l’aiuto della Chiesa e, in alcuni casi anche l’aiuto dei sacramenti. Questo è un altro argomento a favore della possibilità di ricevere i sacramenti in queste situazioni.
     Non tutti i credenti il cui matrimonio si è spezzato e che sono civilmente divorziati e risposati, possono ricevere i sacramenti, senza distinzione. Sono necessarie invece soluzioni differenziate che rispondano al singolo caso e che siano praticabili nei casi in cui il matrimonio non possa essere annullato. A questo riguardo, incoraggiamo tutti coloro che hanno un ragionevole dubbio circa il fatto che il loro matrimonio sia avvenuto validamente, di prendere in considerazione il servizio dei tribunali ecclesiastici in modo che eventualmente venga loro data la possibilità di un nuovo matrimonio ecclesiale. Ringraziamo in questo contesto tutti coloro che lavorano presso i tribunali ecclesiastici, per il loro impegno discreto e pastorale.
     L’Amoris laetitia parte dal presupposto di un processo decisionale che sia accompagnato da una guida pastorale. Sul presupposto di un tale processo decisionale, in cui la coscienza di tutti coloro che vi prendono parte è messa in gioco fino in fondo, l’Amoris laetitia apre la possibilità di ricevere i sacramenti della riconciliazione e dell’eucaristia. Nell’Amoris laetitia papa Francesco sottolinea l’importanza della scelta secondo coscienza, dicendo: «Stentiamo a dare spazio alla coscienza dei fedeli, che tante volte rispondono quanto meglio possibile al Vangelo in mezzo ai loro limiti e possono portare avanti il loro personale discernimento davanti a situazioni in cui si rompono tutti gli schemi. Siamo chiamati a formare le coscienze, non a pretendere di sostituirle» (n. 37; Regno-doc. 5,2016,136).
     Al termine di un simile cammino spirituale, in cui è sempre in gioco l’inclusione, non c’è la ricezione dei sacramenti della penitenza e dell’eucaristia in ogni caso. La decisione individuale, se nelle singole circostanze si è o meno in condizione di ricevere i sacramenti, merita rispetto e attenzione. Ma anche una decisione a favore della ricezione dei sacramenti deve essere rispettata. Occorre evitare sia un atteggiamento lassista, privo di profonda considerazione per l’accompagnare, discernere e includere, sia un atteggiamento rigoristico, che resta fermo su veloci giudizi sulle persone in situazioni cosiddette irregolari. Anziché simili atteggiamenti estremi occorre che il discernimento (lat. discretio) entri nel colloquio personale. Consideriamo nostro compito approfondire il percorso di formazione della coscienza dei fedeli. A questo scopo è necessario formare i nostri sacerdoti e dare loro criteri. Tali criteri di formazione della coscienza li dà il santo padre in modo completo e preciso nell’Amoris laetitia (cf. nn. 298-300).
     Sia per i sacerdoti sia per i fedeli questo concetto guida di accompagnare, discernere e integrare rappresenta un obiettivo alto e una grande sfida. Soprattutto nella situazione del divorzio, ma anche al di fuori, le persone dovrebbero poter sperimentare che la Chiesa li accompagna e li invita a essere in viaggio con lei. «I pastori che propongono ai fedeli l’ideale pieno del Vangelo e la dottrina della Chiesa devono aiutarli anche ad assumere la logica della compassione verso le persone fragili e ad evitare persecuzioni o giudizi troppo duri e impazienti» (n. 308; Regno-doc. 5,2016,195).
     Papa Francesco nella sua lettera fa riferimento a tante situazioni: genitori single, i migranti e le famiglie in fuga, le coppie interconfessionali, interreligiose o interculturali, le coppie in cui un partner è un credente e l’altro lo è molto meno o per niente, le famiglie che vivono in condizioni di povertà, che si prendono cura di famigliari anziani, malati o bisognosi di speciali cure, e, non ultimo, le coppie che non hanno ancora deciso di sposarsi, e le coppie sposate dopo il divorzio e dopo un nuovo matrimonio civile. Con alcune di queste persone percorreremo insieme solo un breve tratto del cammino o potremo mantenere un contatto solo a distanza, con altri potremo offrire una compagnia più intensa e alcuni saranno per lungo tempo in viaggio con noi. In ogni caso, non dobbiamo tradire il Vangelo della famiglia. «Staremmo privando il mondo dei valori che possiamo e dobbiamo offrire» (n. 35; Regno-doc. 5,2016,135). Accompagnare coppie che vivono la crisi, il divorzio e un nuovo matrimonio civile rappresenta anche una grande sfida e l’opportunità di parlare della Chiesa e della sua comprensione del matrimonio.
     Invitiamo tutti coloro che desiderano seguire il cammino del matrimonio e della famiglia con la Chiesa, di riflettere personalmente sul testo guida Amoris laetitia e così scoprire la ricchezza del Vangelo della famiglia per la propria vita. Vogliamo sostenere, incoraggiare e accompagnare tutti i coniugi e tutte le famiglie lungo questo cammino. Il santo padre stesso ce li affida per il cammino: «Tutti siamo chiamati a tenere viva la tensione verso qualcosa che va oltre noi stessi e i nostri limiti, e ogni famiglia deve vivere in questo stimolo costante. Camminiamo, famiglie, continuiamo a camminare! Quello che ci viene promesso è sempre di più. Non perdiamo la speranza a causa dei nostri limiti, ma neppure rinunciamo a cercare la pienezza di amore e di comunione che ci è stata promessa» (n. 325; Regno-doc. 5,2016,200).

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