mercoledì 21 giugno 2017

Orientamenti dei vescovi siciliani


di Vescovi della Sicilia

Orientamenti pastorali Accompagnare, discernere, integrare la fragilità
secondo le indicazioni del cap. VIII
di Amoris laetitia

Premessa


Le Chiese di Sicilia hanno ricevuto con gioia l’indirizzo pastorale di papa Francesco, espresso nell’Esortazione apostolica post-sinodale Amoris Laetitia (AL), in cui si aprono nuove prospettive all’azione pastorale nei riguardi della famiglia e, in generale, della vita affettiva umana. Le Diocesi hanno iniziato la sua ricezione per accogliere sempre più pienamente il Vangelo della famiglia, essenziale per l’intera comunità ecclesiale e per la società.


Dagli albori della storia la relazione tra l’uomo e la donna è anche segnata dalla presenza del male e del peccato, con le sue conseguenze, ma è più for-temente ed efficacemente attratta dalla vittoria di Gesù risorto, che la redime e le apre le porte dei cieli. La vita cristiana conosce nei sacramenti momenti privilegiati di incontro con il Signore e con la comunità, dai quali la grazia accolta si estende alla quotidianità, la sostiene e la indirizza alla comunione piena con la Trinità divina. I sacramenti sono strettamente connessi con la vita: pertanto, poiché la vita coniugale odierna non è esente dai mutamenti epocali, i sacramenti non rimangono estranei a questi, e particolarmente il matrimonio che congiunge la vita familiare alla Pasqua.

La cura pastorale dovrà, perciò, seguire percorsi nuovi, attenti alle nuove situazioni in cui si trovano uomini e donne battezzati, nei legami che contraggono. Da tempo assistiamo alle dolorose ferite cui questi mutamenti danno talvolta origine, nei quali si evidenzia una più acuta fragilità.1 Data nondimeno l’innumerevole varietà delle situazioni, si esige un responsabile discernimento, affidato, soprattutto, ai presbiteri e ai laici impegnati nel sostenere il cammino di persone che vivono situazioni di fragilità. L’esortazione apostolica chiede che questo delicato compito sia svolto secondo l’insegnamento della Chiesa e del Vescovo diocesano (cf. AL 300). Sebbene ogni Vescovo potrà offrire alla propria Chiesa locale le indicazioni più opportune, nella fraterna comunione che lega noi, vescovi dell’Isola, desideriamo dare alcuni Orientamenti comuni che aiutino la riscoperta della gioia dell’amore nelle famiglie.

Riproponiamo il sacramento del matrimonio come forma culminante di ogni relazione d’amore tra l’uomo e la donna, perché esso la lega con il miste-ro pasquale di Cristo e con la sua donazione alla Chiesa.2 Dinanzi a tendenze che riducono il vincolo matrimoniale unico e indissolubile a puro abito culturale, il Vangelo indica valori e offre motivazioni per scoprire che tale vincolo s’inscrive nel cuore dell’uomo e della donna, secondo il progetto originario di Dio.

La comunione della coppia e della famiglia è sacramentale, partecipa, ossia ripresenta e si sostiene per la comunione d’amore che è Dio-Trinità. Se gli sposi non incontrano e non s’incontrano in Dio, in una visione di fede, tutto rimane relegato agli sforzi umani, non di rado destinati al fallimento. L’ideale evangelico rimarrebbe una chimera. Fuori di Cristo la visione delle relazioni umane rischia di scadere in una confusione disorientante.

«Al tempo stesso dobbiamo essere umili e realisti […]; abbiamo presentato un ideale teologico del matrimonio troppo astratto, quasi artificiosamente costruito, lontano dalla situazione concreta e dalle effettive possibilità delle famiglie così come sono. Questa idealizzazione eccessiva, soprattutto quando non abbiamo risvegliato la fiducia nella grazia, non ha fatto sì che il matrimonio sia più desiderabile e attraente, ma tutto il contrario» (AL 36).
La prima novità di AL, particolarmente nel cap. VIII, è lo sguardo sulle situazioni concrete, secondo il dettato della Evangelii gaudium che considera la realtà superiore all’idea (cf. EG 31): «La strada della Chiesa, dal Concilio di Gerusalemme in poi, è sempre quella di Gesù: della misericordia e dell’integrazione […]. Sono da evitare giudizi che non tengono conto della complessità delle diverse situazioni, ed è necessario essere attenti al modo in cui le persone vivono e soffrono a motivo della loro condizione […]. Nessuno può essere condannato per sempre, perché questa non è logica del Vangelo!» (AL 296-7).

Una seconda novità è conseguenza di un altro principio enunciato nella Evangelii gaudium (EG 222): «Ricordando che il tempo è superiore allo spa-zio, desidero ribadire che non tutte le discussioni dottrinali, morali o pastorali, devono essere risolte con interventi del magistero» (AL 3). Consequenzialmente, non possiamo attenderci norme uniche per ogni situazione, ma sarà necessario un discernimento lungo il tempo tra le diverse situazioni, che non chiuda a priori o per decreto la possibilità della comunione ecclesiale ad alcuno, tenendo conto di diversi livelli di complementarità: tra discernimento personale e pastorale (cf. AL 122), tra foro interno e foro esterno (cf. EG 44), tra partecipazione ecclesiale e accesso ai sacramenti (cf. AL 299). In proposito, non è di poca importanza quanto papa Francesco afferma in EG 47: «L’Eucaristia, sebbene costituisca la pienezza della vita sacramentale, non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli»; non a caso questo testo è citato alla nota 351 di AL 305.
In un cammino che si distende nel tempo, discernimento e accompagna-mento divengono parole/azioni cardine sia dei ministri e degli operatori pastorali sia dei fedeli.3 Questo richiede che noi pastori ascoltiamo con affetto i fedeli, incoraggiandoli a parlare con noi e con coloro cui affidiamo il compito del discernimento.4

ORIENTAMENTI

1. I CRITERI GENERALI

Dopo due numeri introduttivi (291-292), il capitolo VIII offre precisi criteri per individuare il cammino umano, spirituale e pastorale necessario a ogni discernimento:

a)   la gradualità nella pastorale (AL 293 – 295);

b)  il discernimento delle situazioni dette “irregolari” (AL 296 -300);

c)   le circostanze attenuanti nel discernimento pastorale (AL 301 -303);

d)  le norme e il discernimento (AL 304 -306);

e)   la logica della misericordia pastorale (AL 307 -312).

L’oggetto principale del capitolo è l’azione pastorale in quelle situazioni che non corrispondono ancora, o non più, all’insegnamento della Chiesa sul matrimonio, ma che, tuttavia, non devono impedire alla Chiesa il tentativo di integrarle. Il capitolo chiede di guardare alla concreta storicità delle persone e delle coppie, che esige accompagnamento e discernimento saggi e protesi alla valorizzazione-integrazione delle situazioni.

Chi sono i destinatari di tale accompagnamento e discernimento:
·     coloro che hanno stretto un vincolo solo civile;

·     coloro che non hanno alcun vincolo: i conviventi;

·     coloro che sono separati e divorziati e a volte hanno subito un abbandono ingiusto;

·     coloro che sono divorziati e vivono una nuova unione;

·     coloro che separati rimangono fedeli al vincolo e non intraprendono una nuova unione.

In queste situazioni non si può agire con un giudizio immediato, ma occorre accogliere e invitare a un cammino che, per sua definizione, ha una durata temporale ed è attento alla gradualità. «L’essere umano conosce, ama e realizza il bene morale secondo tappe di crescita. Non è una “gradualità della legge”, ma una gradualità nell’esercizio prudenziale degli atti liberi in soggetti che non sono in condizione di comprendere, di apprezzare o di pra-ticare pienamente le esigenze oggettive della legge» (AL 295). Coloro che sono chiamati a fare discernimento sanno, perciò, che la fede è incarnata in un’umanità che ha diverse fasi e cambiamenti, i quali incidono sugli assetti e sugli equilibri spirituali, affettivi e psicologici della persona.

Nel cammino si discerne con amore misericordioso nella logica dell’integrazione (cf. AL 312):

-     l’integrazione inizia distinguendo tra le situazioni matrimoniali dette “irregolari”, sopra elencate: le semplici convivenze, gli sposati solo ci-vilmente e la nuova unione di divorziati civilmente; nei primi due casi l’integrazione «può essere vista come un’occasione da accompagnare nello sviluppo verso il sacramento del matrimonio» (AL 293);

-     l’integrazione di “nuove unioni”: si deve affermare che «non è l’ideale del Vangelo» e il discernimento deve «farsi “distinguendo adeguata-mente […] le situazioni molto diverse» senza catalogarle o rinchiuderle in «affermazioni troppo rigide» (AL 298).

Questa logica dell’integrazione, già operante in Familiaris consortio, è dilatata in AL. È utile confrontare le due prospettive.

Familiaris Consortio 84 prevedeva già la partecipazione attiva alla vita della Chiesa: ascoltare la parola di Dio, frequentare il sacrificio della Messa, dare incremento alle opere di carità, partecipare alle iniziative della comunità a favore della giustizia, educare i figli nella fede cristiana, coltivare lo spirito e le opere della penitenza, implorare giorno per giorno la grazia di Dio. Rimanevano alcune limitazioni: esclusione dal sacramento della penitenza e dell’eucaristia, non assoluta ma vincolata a due condizioni, ovvero astenersi dagli atti proprio dei coniugi ed evitare l’ostacolo alla fede altrui (remoto scandalo). Si aggiungevano altre limitazioni in ambiti di particolare testimonianza cristiana.

Amoris Lætitia. Il papa in AL 299, accogliendo le indicazioni del Sinodo 2015, afferma anzitutto che bisogna «discernere quali delle diverse forme di esclusione attualmente praticate in ambito liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate». Inoltre, AL in due punti afferma che la partecipazione alla vita della Chiesa possa riguardare anche l’accesso ai sacramenti: a) poiché «il grado di responsabilità non è uguale in tutti i casi», quindi le «conseguenze o gli effetti […] non necessariamente devono essere sempre gli stessi» (AL 300), alla nota 336 si precisa che ciò riguarda anche la “disciplina sacramentale”, quando il «di-scernimento può riconoscere che in una situazione particolare non c’è colpa grave»; b) «a causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che, entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole o che non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (AL 305); in nota 351 si afferma che «potrebbe essere anche l’aiuto dei sacramenti».

Le formulazioni di AL aprono con cautela a un’eventualità di accesso ai sacramenti, che si colloca solo nel luogo dialogico del discernimento: non è una norma canonica, ma l’eventuale esito di un cammino, frutto di discerni-mento e di maturazione personale e pastorale (cf. AL 298).

Il tentativo d’integrazione ha il fulcro nella pratica del discernimento, che avviene a più livelli, personale e pastorale (cf. AL 300; 303; 312). Se ne conclude che il discernimento non è un atto istantaneo (non può risolversi nella domanda di accesso ai sacramenti, magari in occasioni particolari).

L’accompagnamento e il discernimento sono condotti fino in fondo, per la strada della misericordia, verificando anche la validità del vincolo sacramentale, per un’eventuale dichiarazione di nullità.5

2. LE TAPPE DEL CAMMINO
2.1. Accompagnare

Il papa invita ad accompagnare pastoralmente tutte le persone che vivono all’interno della famiglia (AL cap. V). L’accompagnamento è rivolto soprattutto alle famiglie che, rimanendo ancora integre nella scelta coniugale, vivono difficoltà di relazioni e contano sull’aiuto della Chiesa per superare eventuali crisi matrimoniali. È necessaria la proposta di cammini spirituali, accompagnati da ministri esperti.6

Un’attenzione specifica è rivolta ai figli dei divorziati risposati, per l’insostituibile ruolo educativo dei genitori e in ragione del preminente interesse del minore: si tratta di un elemento non trascurabile, sia dal punto di vista giuridico sia da quello pastorale.7

Accompagnare non significa solamente questo, ma soprattutto prendersi cura di queste persone con la consapevolezza che tale impegno non è per la Chiesa un indebolimento della sua fede e della sua testimonianza circa l’indissolubilità matrimoniale; anzi essa esprime proprio in questa cura la sua carità.8

2.2.  Discernere
È compito principalmente dei presbiteri accompagnare le persone interessate sulla via del discernimento, secondo l’insegnamento della Chiesa e gli orientamenti del vescovo.

Di quale discernimento si tratta? E su che cosa?

È un cammino che aiuta la coscienza a discernere la volontà di Dio nelle situazioni concrete della vita. Tale esercizio rende pienamente matura la persona. «Il discernimento dei pastori deve sempre farsi “distinguendo adeguata-mente” con uno sguardo che discerna bene le situazioni. Sappiamo che non esistono “semplici ricette”» (AL 297). Il papa ricorda che «siamo chiamati a formare le coscienze e non a pretendere di sostituirle» (AL 37). La volontà di Dio non prescinde mai dalle esigenze di verità e di carità del Vangelo proposte dalla Chiesa; perciò occorrono umiltà, riservatezza e amore alla Chiesa e al suo insegnamento, per evitare messaggi sbagliati e favorire l’individualismo pastorale dei sacerdoti e il soggettivismo dei fedeli (cf. AL 300).

2.2.1.  Discernimento pastorale: indica il compito dei pastori, innanzitutto vescovo e presbiteri, nei confronti delle persone o di situazioni che sono oggetto dell’azione pastorale. Esso mira a cogliere la peculiarità delle differenze e delle varie situazioni, prendendo in considerazione l’insieme delle circostanze

– soggettive e oggettive –, mettendole in rapporto con l’insegnamento della Chiesa e del vescovo (cf. AL 300), mostrando ai fedeli le vie di fedeltà e di crescita della vita cristiana nelle situazioni considerate.

2.2.2.   Discernimento personale: indica, invece, propriamente il discerni-mento esercitato in prima persona dal fedele, allorché è posto dinanzi alla necessità di prendere una decisione in ordine all’agire in una particolare situazione. Trattandosi di un cristiano, si suppone che chi agisce cerchi di essere fedele alla volontà del Signore quale si manifesta nella situazione stessa. Del resto, è per questo che il fedele si rivolge al pastore.

2.2.3.  L’ambito del discernimento (insieme “personale e pastorale”) è costituito da due momenti: il foro interno non sacramentale (colloquio pastorale) e il foro interno sacramentale (sacramento della confessione).

Il foro interno non sacramentale. In questo ambito, la guida pastorale:

·       aiuta la persona a cogliere la propria responsabilità morale nelle con-crete possibilità della sua situazione;

·       concorre alla formazione di un giudizio corretto su ciò che ostacola la possibilità di una piena partecipazione alla vita della Chiesa e sui passi che possono favorirla e farla crescere (AL 300);

·       non potrà mai prescindere dalle esigenze di verità e di carità del Van-gelo proposte dalla Chiesa (cf. AL 300).

Il foro interno sacramentale. In questo ambito, compito del presbitero è:

·       indicare al fedele l’orizzonte morale della vita cristiana;

·       aiutare la persona a cogliere quanto dipende e quanto non dipende da lei nella situazione che sta vivendo in quel momento;

·       evidenziare qual è l’ambito delle sue responsabilità concrete; sostenere e indirizzare la persona verso le risorse spirituali necessarie per la ricerca sincera della volontà di Dio e per la conformità a essa.

2.2.4. Alcuni principi utili al discernimento in foro interno

a) Le circostanze concrete dell’agire possono attenuare o togliere la colpa morale o diminuirla

«La Chiesa possiede una solida riflessione circa i condizionamenti e le circostanze attenuanti. […] Un soggetto, pur conoscendo bene la norma, può avere grande difficoltà nel comprendere “valori insiti nella norma morale” o si può trovare in condizioni concrete che non gli permettano di agire diversa-mente e di prendere decisioni senza una nuova colpa» (AL 301).

«Il discernimento pastorale, pur tenendo conto della coscienza rettamente formata delle persone, deve farsi carico di queste situazioni. Anche le conseguenze degli atti compiuti non sono necessariamente le stesse in tutti i casi» (AL 302).9

b) In tali circostanze si può essere in grazia di Dio anche se si dà una situa-zione oggettiva di disordine morale

Il papa sottolinea che «non è più possibile dire che tutti coloro che si trovano in qualche situazione cosiddetta “irregolare” vivono in stato di peccato mortale, privi della grazia santificante» (AL 301)10.

«A causa dei condizionamenti o dei fattori attenuanti, è possibile che entro una situazione oggettiva di peccato – che non sia soggettivamente colpevole oche non lo sia in modo pieno – si possa vivere in grazia di Dio, si possa amare e si possa anche crescere nella vita di grazia e di carità, ricevendo a tale scopo l’aiuto della Chiesa» (AL 305).

c) In circostanze simili, l’aiuto della Chiesa può essere anche sacramentale secondo la valutazione responsabile del sacerdote

Dell’aiuto sacramentale il papa, che non intende tuttavia offrire ricette, parla nella nota 351 di AL 305: «In certi casi, potrebbe essere anche l’aiuto dei Sacramenti».

In alcune circostanze, pertanto, riguardanti i divorziati risposati secondo la valutazione del confessore e tenendo conto del bene del penitente, è possibile assolvere e ammettere all’Eucaristia, anche se il confessore sa che si tratta per la Chiesa di un disordine oggettivo. Tuttavia, deve essere chiaro che se «qualcuno ostenta un peccato oggettivo come se facesse parte dell’ideale cristiano, o vuole imporre qualcosa di diverso da quello che insegna la Chiesa […], ha bisogno di ascoltare nuovamente l’annuncio del Vangelo e l’invito alla conversione» (AL 297).


d)        Alcuni criteri per una valutazione responsabile da parte del confessore.

I. La serietà dell’esame di coscienza da parte delle persone

«In questo processo sarà utile fare un esame di coscienza tramite momenti di riflessione e di pentimento».

«I coniugi divorziati, ad esempio, dovrebbero chiedersi:

·      come si sono comportati verso i loro figli quando l’unione è entrata in crisi;

·      se ci sono stati tentativi di riconciliazione;

·      come è la situazione del partner abbandonato;

·      quali conseguenze ha la nuova relazione sul resto della famiglia e la comunità dei fedeli;

·      quale esempio essa offre ai giovani che si devono preparare al matrimonio;

·      il discernimento deve orientare i fedeli alla presa di coscienza della loro situazione dinanzi a Dio» (AL 300).

II.   Un pentimento sincero

«In qualunque circostanza – ricorda il papa – davanti a quanti hanno difficoltà a vivere pienamente la legge divina, deve risuonare l’invito a percorrere la via caritatis» (AL 306). Questa accoglienza dell’invito è necessario anche se non si può esigere dal penitente pentito più di quanto possa dare. Il requisito per accedere ai sacramenti è il pentimento e l’impegno a percorrere un nuovo cammino, umano e spirituale, nell’attuale situazione oggettiva in cui si trova la persona, e non l’astratta perfezione. Vi sono circostanze, infatti, nelle quali ogni norma va ricondotta al suo fine proprio che è la salvezza delle anime, il bene delle persone.

2.3. Integrare

«Il discernimento deve essere orientato a favorire anche una maggiore integrazione dei battezzati, che sono divorziati e risposati civilmente, nelle comunità cristiane nei diversi modi possibili, evitando ogni occasione di scandalo. La logica dell’integrazione è la chiave del loro accompagnamento pastorale […]. La loro partecipazione può esprimersi in diversi servizi ecclesiali: occorre perciò discernere quali forme di esclusione attualmente praticate in ambi-to liturgico, pastorale, educativo e istituzionale possano essere superate […]. Questa integrazione è necessaria pure per la cura e l’educazione cristiana dei loro figli, che debbono essere considerati i più importanti» (AL 299).

Il discernimento o la via discretionis permette ai pastori di valutare caso per caso, specialmente riguardo alla progressiva inclusione delle persone che, trovandosi in una situazione ormai irreversibile, sono particolarmente bisognose di accoglienza, di accompagnamento e di misericordia.

Per evitare di relegare queste persone in una sorta di “limbo di fatto” – da una parte, non sono scomunicate, dall’altra, non sono in piena comunione con la Chiesa – si deve ritenere che la loro condizione sia temporanea alme-no dal punto di vista spirituale, in quanto suscettibile di cambiamento, di conversione, di purificazione. Anche papa Benedetto XVI, in Sacramentum caritatis 29, mette in evidenza che «nonostante la loro situazione, continuano ad appartenere alla Chiesa che li segue con speciale attenzione».

CONCLUSIONE

Abbiamo voluto offrire alle Chiese di Sicilia questi Orientamenti per aiuta-re i presbiteri e gli operatori pastorali impegnati nel prendersi cura dei fratelli e delle sorelle che desiderano percorrere un cammino di grazia e di verità. Essi, introducendo soluzioni pratiche differenziate secondo le diverse situazioni umane, hanno lo scopo di evitare ogni forma di rigorismo e di lassismo nell’applicare la dottrina della Chiesa nelle molteplici situazioni esistenziali, secondo gli insegnamenti del Magistero.

A tal fine è urgente intraprendere una strategia educativa verso le comunità ecclesiali, soprattutto verso le nuove generazioni, le quali potrebbero ricevere un messaggio distorto, dannoso per il vangelo della famiglia, non comprendendo la differenza di risposte e soluzioni ai diversi casi in cui si trovano le famiglie odierne oppure assumendo come dato scontato il diritto di accedere in ogni caso ai sacramenti della Chiesa.

A tutti siano d’incoraggiamento le parole del papa perché ogni persona, in qualunque situazione si trovi, accolta nella Chiesa e accompagnata da essa con cuore materno, possa riscoprire la gioia del dono della fede, illuminato dall’amore: «La Chiesa ha la missione di annunciare la misericordia di Dio, cuore pulsante del Vangelo, che per mezzo suo deve raggiungere il cuore e la mente di ogni persona. La Sposa di Cristo fa suo il comportamento del Figlio di Dio che a tutti va incontro senza escludere nessuno» (AL 309).


4 giugno 2017, domenica di Pentecoste.

NOTE
1 I Padri sinodali hanno evidenziato «l’urgenza di cammini pastorali nuovi, che partano dall’effettiva realtà delle fragilità delle famiglie, sapendo che esse, spesso, sono più “subite” con sofferenze, che scelte in piena libertà. Si tratta di situazioni diverse per fattori
personali, culturali e socio-economici. Occorre uno sguardo differenziato come suggeriva san Giovanni Paolo II (cf. Familiaris consortio, 84)»: Sinodo dei vescovi, Relatio Synodi della III Assemblea straordinaria, 19-24 ottobre 2014, 45.
2 Papa Francesco ribadisce nettamente: «Come cristiani non possiamo rinunciare a proporre il matrimonio allo scopo di non contraddire la sensibilità attuale, per essere alla moda, o per sentimenti di inferiorità di fronte al degrado morale e umano»: AL 35.
3 papa Francesco in Evangelii gaudium 169 scrive: «La Chiesa dovrà iniziare i suoi membri – sacerdoti, religiosi e laici – a questa “arte dell’accompagnamento” perché tutti imparino a togliersi i sandali davanti alla terra sacra dell’altro (Es 3,5). Dobbiamo dare al nostro cammino il ritmo salutare della prossimità, con uno sguardo rispettoso e pieno di compassione ma che nel medesimo tempo sani, liberi e incoraggi a maturare la vita cristiana»; cf. Relatio Synodi, 18 ottobre 2014, 46.
4 Il papa, infatti, rivolge un accorato invito anche ai fedeli: «Invito i fedeli che stanno vivendo situazioni complesse ad accostarsi con fiducia a un colloquio con i loro pastori o con laici che vivono dediti al Signore. Non sempre troveranno in essi una conferma delle proprie idee e dei propri desideri, ma sicuramente riceveranno una luce che permetterà loro di comprendere meglio quello che sta succedendo e potranno scoprire un cammino di maturazione personale» (AL 312).
5 In ciò si seguono le indicazioni del motu proprio di papa Francesco Mitis Iudex Dominus Iesus.
6 Relatio Synodi, 81.
7 Cf. Sinodo dei vescovi, Instrumentum laboris. Le sfide pastorali sulla famiglia nel contesto dell’evangelizzazione, 2014, 95. Questo documento preparatorio dell’Assemblea straordinaria notava che nell’attuale contesto molti ragazzi e giovani, nati da matrimoni irregolari, potranno non vedere mai i loro genitori accostarsi ai sacramenti, soprattutto in occasione della celebrazione dei sacramenti da parte dei figli. Si comprende, quindi, quanto urgenti siano le sfide poste all’evangelizzazione dalla situazione attuale.
8 Cf. Relatio Synodi, 51; Relatio finalis, 84.
9 Cf. Francesco, Discorso a conclusione dei lavori sinodali, 24.10.2015: «E – aldilà delle questioni dogmatiche ben definite dal magistero della Chiesa – abbiamo visto anche quanto sembra normale per un vescovo di un continente, può risultare strano, quasi come uno scandalo – quasi! – per il vescovo di un altro continente; ciò che viene considerato violazione di un diritto in una società, può essere precetto ovvio e intangibile in un’altra; ciò per alcuni è libertà di coscienza, per altri può essere confusione. In realtà, le culture sono molto diverse tra loro e ogni principio generale – come ho detto, le questioni dogmatiche ben definite dal magistero della Chiesa – ogni principio generale ha bisogno di essere inculturato, se vuole essere osservato e applicato». Cf. anche GS 44.
10 «Come si sa per la dottrina della Chiesa, la confessione è necessaria per i peccati gravi o mortali e si hanno peccati gravi solo quando chi agisce sa di fare un male grave (con consapevolezza morale e non puramente giuridica) ed è libero di agire diversamente»: ibidem, 246.

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