venerdì 19 ottobre 2018

Intervento dell'arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina


Riprendiamo dal Sismografo l'intervento tenuto in Aula da Sviatoslav Shevchuk, arcivescovo maggiore della Chiesa greco-cattolica ucraina, su "I giovani dell'Ucraina vogliono una Chiesa maestra di vita” (in riferimento ai §§ 141-143 - III parte - c. 1).


Santità
eminenze, eccellenze, carissimi fratelli e sorelle in Cristo.
Nella mia presentazione vorrei far conoscere il frutto della riflessione comune dei leader dei gruppi giovanili e degli operatori della pastorale giovanile che riflette la situazione di una società colpita da guerra e dalla forte crisi economica. Ormai è il quinto anno in cui l’Ucraina è vittima dell’aggressione militare della Federazione Russa. Sono sopratutto i giovani ucraini di varie etnie, lingue, culture e appartenenze religiose che ogni giorno muoiono per la nostra patria e difendono il paese diventando i veri, principali protagonisti della trasformazione della nostra società.

La guerra ha causato un’ondata di emigrazione spaventosa.
Oggi gli immigrati ucraini, sopratutto in Europa centro-occidentale, si contano a milioni. Si tratta sopratutto della popolazione giovane.
Sono proprio loro, i giovani, che mi hanno chiesto di portare all'attenzione dei padri sinodali il loro bisogno di una Chiesa madre. Più che una istituzione essi cercano una comunità di persone con una fede autentica.Provano una certa avversione nei confronti della Chiesa che si presenta come una struttura fredda che lotta per la sua sopravvivenza e gli interessi geopolitici. Dicono che la Chiesa di questo tipo non sarà mai giovane.
Cercano una comunità formativa che potrebbe diventare un’oasi della vera umanità e dignità della persona. Ci chiedono di comprendere fino a che punto la Chiesa è una istituzione, e come vivere il nostro essere Chiesa come «un ospedale da campo» per guarire le loro ferite.
È da sottolineare che - grazie alle persone eminenti della storia della Chiesa greco-cattolica in Ucraina - non solo cattolici ma tutta la società giovanile vuole vedere in noi un'autorità morale che offre i riferimenti chiari per la loro vita. Nel contesto dello smarrimento sociale e politico si parla oggi dell’urgente necessità di «ecologia dell'essere umano» come di un sinonimo o di un’espressione pastorale del concetto della legge naturale.
Proprio partendo da questo fondamento comune, il «tessuto più profondo" dell’umanità, con la grazia dello Spirito Santo possiamo illuminare la ricerca personale della propria identità della nostra gioventù, la propria vocazione e il servizio da compiere nella comunità della Chiesa di Cristo.
In tale contesto, per l’accompagnamento pastorale si cercano persone autenticamente mature. Non dimentichiamo che non sempre le persone più grandi di età o quelli che hanno frequentato università o seminari, sono da considerarsi per questo maturi.
Spesso un giovane che ha sofferto, che ha guardato negli occhi della morte sul campo di battaglia o che ha salvato la vita dei civili sotto i bombardamenti, ha saputo guadagnarci la vita nelle condizioni estreme, capisce il prezzo della vita umana meglio di un prete arrogante o di un politico cleptocratico.
Non lo stato clericale, ma la maturità umana, spirituale, professionale sono necessarie per aiutare un giovane a discernere la propria vocazione umana e cristiana, a testimoniare quello che noi proponiamo come il senso della nostra vita, annunciamo come Il Vangelo e vogliamo trasmettere come il tesoro della nostra fede nell’unico Salvatore – Gesù Cristo.

La gioventù ucraina afferma che per loro la Chiesa rappresenta la comunità dove loro incontrano Dio, rappresenta un’autorità morale e spirituale ed è per loro la Maestra della vita. I giovani si sentono parte attiva di questa comunità, condividono la loro responsabilità e vi chiedono: «Non pensate a quello che dovete fare PER noi, ma a quello che dovete fare INSIEME a noi"!

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