venerdì 11 ottobre 2019

Sinodo amazzonico: al centro della Chiesa

Nella prima settimana dell'Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi dedicata alla regione panamazzonica, aperta domenica 6 ottobre con la celebrazione eucaristica e lunedì 7 con la I Congregazione generale, sono emersi ormai tutti i temi caldi all'ordine del giorno.
Sia nella relazione d'apertura del relatore generale card. C. Hummes, sia negli interventi in aula, sia nei briefing organizzati per i giornalisti in Sala Stampa.



E anche nelle numerose iniziative che parallelamente al Sinodo sono state messe in campo per accompagnare questo lungo mese sinodale. Pensiamo in particolare ad Amazzonia Casa comune, organizzata grazie alla collaborazione di numerose organizzazioni.

  1. Innanzitutto la questione della protezione dell'ambiente, intesa come parte integrante dell'azione di evangelizzazione della Chiesa, che non dimentica la promozione umana di coloro ai quali si rivolge. In alcuni casi è costata cara alla Chiesa locale, che ha pagato col martirio la difesa del diritto alla sopravvivenza degli indigeni; e ancora riceve minacce per questo (cf. le affermazioni del presidente brasiliano Bolsonaro). 
  2. Poi il tema dell'inculturazione della fede nelle culture molto diverse e frammentate delle popolazioni dell'Amazzonia, sia che si tratti di coloro che vivono in regioni remote sia di coloro che si sono, anche loro malgrado, spostati nelle città.
  3. La scarsità di clero unitamente alla vastità di territorio che fa interrogare sulla opportunità dell'ordinazione di viri probati, scelti tra la popolazione indigena. Lo ha detto con molta determinazione Erwin Kräutler, vescovo emerito di Xingu, ai giornalisti giovedì 10.
  4. La domanda su quale ministero riconoscere alle donne, segnatamente le religiose che nei fatti gestiscono la cura pastorale di numerose comunità, come metteva in luce un post di Serena Noceti sul blog Il regno delle donne, sulla vicenda di suor Ciria; o come dichiarato nella conferenza stampa del 7 ottobre da suor Alba Teresa Cediel Castillo. La questione delle donne è stata poi declinata anche come domanda di estensione del diritto di voto alle religiose (sono 20 uditrici) nell'assise perché, pur essendo il Sinodo "dei vescovi", esso prevede tra i membri con diritto di voto anche religiosi non ordinati (in questo caso 1). Lo ha sollevato la manifestazione pubblica di Voices of faith dei primi di ottobre a Roma e anche suor Birgit Weiler durante il briefing dell'11 ottobre.
Ora la palla è nel campo dei circuli minores che si sono riuniti il 10 e l'11 mentre le congregazioni generali riprenderanno sabato mattina, 12 ottobre. Successivamente si lavorerà alla stesura del documento finale che si discuterà in aula e nei circoli minori e che verrà consegnato al pontefice che deciderà se pubblicarlo o meno e in che forma.
Come ha titolato Crux l'8 ottobre, allo stato attuale l'Assemblea, che in quanto "speciale" prevede per statuto la partecipazione di tutti i vescovi della regione panamazzonica e non solo di loro rappresentanti (cf. la relazione del segretario generale del Sinodo, card. L. Baldisseri), è sostanzialmente concorde sulle domande. ma non sulle risposte.
E qui, rispetto a quello che emergerà dai 185 padri sinodali, si possono solo fare delle ipotesi.
Una cosa è chiara: il Sinodo sull'Amazzonia costituisce per il pontificato di Francesco un importante banco di prova (il teologo Pablo Suess, intervistato dal Regno, lo ha definito "Il testamento di Francesco"), sia per i temi messi in campo (anche dopo l'esperienza dei Sinodi sulla famiglia), sia per lo strumento sinodale in sé.
Infatti, l'insistenza di papa Francesco sulla forma sinodale della Chiesa ha messo in moto percorsi che anche a livello locale saranno degni d'attenzione: in Germania, innanzitutto (cf. qui, qui e sul prossimo numero de Il Regno); in Australia (con il Concilio plenario); in Svizzera e... magari in Italia?
Senza contare che il processo preparatorio al Sinodo amazzonico è stato davvero coinvolgente (ne abbiamo parlato qui e qui): centinaia di migliaia di persone hanno partecipato alle diverse consultazioni coordinate dalla Rete ecclesiale panamazzonica (REPAM), secondo le modalità più tipiche delle grandi assemblee dell'episcopato latinoamericano.
Insomma, oggi l'Amazzonia è al centro della Chiesa.
Maria Elisabetta Gandolfi

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