martedì 27 ottobre 2020

Il senso sinodale del (quasi) card. Grech

Già pro-segretario generale del Sinodo dei vescovi (nomina del 2 ottobre 2019), mons. Mario Grech è entrato ufficialmente nella "macchina sinodale" vaticana il 16 settembre scorso, dopo che mons. Lorenzo Baldisseri ha lasciato l'incarico per raggiunti limiti d'età. E infine la berretta cardinalizia, annunciata all'Angelus di domenica 25 ottobre, che verrà imposta nel prossimo concistoro che si terrà il 28 novembre.

Di mons. Grech Il Regno ha pubblicato recentemente una lettera pastorale del 2017, co-firmata assieme a mons. Scicluna e intitolata L’accoglienza dei divorziati risposati. Sui criteri applicativi per l’ottavo capitolo dell’Amoris laetitia.

Nell'intervista rilasciata lo scorso 2 ottobre a Civiltà cattolica è da segnalare la parte nella quale il prossimo porporato e guida dell'organismo forse più riformato da papa Francesco dedica alla sinodalità in rapporto al vivere contemporaneo:

«- La sinodalità è proponibile anche alla società civile?

Una caratteristica essenziale del processo sinodale nella Chiesa è il dialogo fraterno. Nel suo discorso all’inizio del Sinodo sui giovani, papa Francesco ha detto: «Il Sinodo deve essere un esercizio di dialogo anzitutto tra quanti vi partecipano». E il primo frutto di questo dialogo è che ciascuno si apra alla novità, a modificare la propria opinione, a gioire per quanto ha ascoltato dagli altri.[1] Inoltre, all’inizio dell’Assemblea speciale del Sinodo per la regione panamazzonica, il santo padre ha fatto un richiamo alla "mistica della fraternità",[2] e ha sottolineato l’importanza di un’atmosfera fraterna tra i padri sinodali, "custodendo la fraternità che deve esistere qui dentro".[3]

Questa cultura di "dialogo fraterno" aiuterebbe tutte le assemblee – politiche, economiche, scientifiche – a trasformarsi in luoghi di incontro e non di scontro. In un’epoca come la nostra, nella quale assistiamo a un’eccessiva rivendicazione di sovranità degli stati e a un ritorno al classismo, i soggetti sociali potrebbero rivalutare questo approccio «sinodale», che faciliterebbe un cammino di avvicinamento e una visione cooperativa.

Come sostiene Christoph Theobald, questo "dialogo fraterno" può aprirci una pista per superare la "lotta tra interessi concorrenziali": "Solo un sentimento reale e quasi-fisico di 'fraternità' può rendere possibile un superamento della lotta sociale e dare accesso ad un’intesa e ad una coesione, pur sempre fragile e provvisoria. L’autorità si trasforma qui in 'autorità della fraternità'; trasformazione che suppone un’autorità fraterna, capace di suscitare, per contagio, l’evangelico sentimento di fraternità – o lo 'spirito di fratellanza', secondo l’art. 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – là dove le tormente della storia rischiano di ingoiarla".[4]

In questo quadro sociale riecheggiano con forza le parole lungimiranti del Santo Padre, quando ha detto che una Chiesa sinodale è come vessillo innalzato tra le nazioni in un mondo che invoca partecipazione, solidarietà e trasparenza nell’amministrazione della cosa pubblica, ma che invece consegna spesso il destino di tanta gente nelle mani avide di ristretti gruppi di potere. Come Chiesa sinodale che "cammina insieme" agli uomini ed è partecipe dei travagli della storia, dobbiamo coltivare il sogno di riscoprire la dignità inviolabile dei popoli e la funzione di servizio dell’autorità. Questo contribuirà a vivere in maniera più fraterna e a costruire un mondo più bello e più degno dell’uomo per chi verrà dopo di noi.[5]».

[1] Francesco, discorso all’inizio del Sinodo dedicato ai giovani, 3.10.2018.

[2] Id., es. ap. Evangelii gaudium, n. 92, 24.11.2013.

[3] Id., saluto all’apertura dei lavori dell’Assemblea speciale del Sinodo dei vescovi per la regione panamazzonica, 7.10.2019.

[4] C. Theobald, Dialogo e autorità tra società e Chiesa, prolusione in occasione del «Dies academicus» della Facoltà teologica del Triveneto, 22.11.2018.

[5]    Cf. Francesco, discorso per il 50° anniversario dell’istituzione del Sinodo dei vescovi, 17.10.2015.

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