martedì 23 marzo 2021

Sinodo italiano: Bassetti al Consiglio permanente della CEI

Nella prolusione al Consiglio permanente della CEI (22-24.3.2021), il card. Gualtiero Bassetti ha accennato al percorso in preparazione al Sinodo italiano, tanto sollecitato da papa Francesco e finalmente oggetto della prossima Assemblea della CEI del prossimo maggio.

Riportiamo per esteso il passaggio finale del suo discorso, dove il cardinale tratta del tema e indica alcune linee di fondo.

Cari Confratelli, lo sguardo attento sulla realtà attuale invoca una particolare presenza di speranza della comunità ecclesiale accanto agli uomini e alle donne del nostro tempo. Stiamo vivendo un momento pastorale complicato per le nostre Chiese, le nostre parrocchie. La fatica di tanti – parroci, catechisti, educatori, operatori pastorali – è evidente. A ognuno di loro il nostro grazie: prendersi cura delle persone e vivere il Vangelo in questo tempo sono due tessere importanti per il futuro ecclesiale. C’è una bella immagine che appartiene alla nostra storia, riportata nella nota pastorale Il volto missionario delle parrocchie in un mondo che cambia (30.5.2004), che rimanda agli Orientamenti pastorali per il primo decennio del 2000 Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia. Da quel documento emergono spunti di grande attualità: «Le parrocchie devono essere dimore che sanno accogliere e ascoltare paure e speranze della gente […]; (occorre) proporre nuovi e praticabili itinerari per l’iniziazione o la ripresa della vita cristiana […]; la domenica, giorno del Signore, della Chiesa e dell’uomo, sta alla sorgente, al cuore e al vertice della vita parrocchiale […]; una parrocchia missionaria è al servizio della fede delle persone, soprattutto degli adulti, da raggiungere nelle dimensioni degli affetti, del lavoro e del riposo […]; c’è bisogno di parrocchie che siano case aperte a tutti, si prendano cura dei poveri, collaborino con altri soggetti sociali e con le istituzioni […]; le parrocchie non possono agire da sole: ci vuole una “pastorale integrata” […]; una parrocchia missionaria ha bisogno di “nuovi” protagonisti: una comunità che si sente tutta responsabile del Vangelo […]».

Come non vedere in questa immagine di parrocchia il preludio a quel cammino sinodale cui ci ha sollecitati Papa Francesco lo scorso 30 gennaio durante l’incontro promosso dall’Ufficio Catechistico nazionale? «La Chiesa italiana – ha detto il Santo Padre – deve tornare al Convengo di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare». La nostra riflessione sul cammino sinodale si fonda sul «nuovo umanesimo in Cristo Gesù», tratteggiato al Convegno di Firenze, e sulla realtà attuale, che parla di sofferenza, smarrimento, rabbia e angoscia per il futuro. Il processo sinodale diventa, dunque, opportunità per essere insieme, fare insieme e camminare insieme con il Risorto. Quali sono le attese delle persone per il futuro? Quali sono le nostre attese, le attese delle nostre Chiese, del Santo Popolo di Dio? Sono le domande che ci devono guidare per non mancare un altro passaggio, forse decisivo, con la storia. Ecco, allora, alcuni spunti sulla sinodalità che possono sostenere il nostro confronto. Innanzitutto, essere insieme, inteso come fare comunità, essere in comunione, avere lo stesso modo di vedere o di sentire, «avere gli stessi sentimenti gli uni verso gli altri» (cfr. Rm 12,16) oppure, ancora meglio, «fare di tutto per essere una sola cosa» (cfr. Gv 17,21). Si tratta di mantenere l’unità nella diversità o di «conservare l’unità dello spirito nel vincolo della pace» (Ef 4,3). È anche “prendere decisioni insieme” in modo condiviso, assembleare. C’è poi il fare insieme, inteso come capacità di fare comunione, di produrre qualcosa di comune, di avere in comune lo stesso progetto. La sinodalità non è solo fraternità, ma anche sinergia, organicità e, soprattutto, corresponsabilità; non è solo comunione interiore, ma anche esteriore. Questo è il “carisma della sintesi”, del camminare insieme, del synodòs appunto. Solo così tutto l’insieme funziona bene per l’edificazione della comunità. Infine, c’è il camminare insieme con il Risorto. È l’aspetto più profondo della sinodalità, che risponde alla domanda: insieme con chi? Senz’altro insieme gli uni con gli altri, ma prima di tutto con il Signore Risorto. È Lui che, per primo, cammina con noi (cf. Lc 24,15) e noi camminiamo sempre, a volte senza accorgercene, insieme con Lui (cf. Lc 24,16). È qui il segreto della sinodalità: l’intreccio tra basso e alto, centro e periferia. Il futuro delle nostre Chiese passa da questo movimento continuo e dinamico. Nel suo dipanarsi diventa esso stesso comunità che annuncia, celebra e tesse la rete della fraternità. 

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